La rabbia di Liberati: mi hanno dimenticato

4 Giugno 2015

Politici spariti dopo il voto, il motorista dell’Idra Q fermato in Gambia da cento giorni si sfoga su Facebook

MARTINSICURO. Cento giorni sono trascorsi dal fermo di Massimo Liberati, che ancora non riesce a lasciare il Gambia. Dopo il dissequestro del motopesca oceanico Idra Q. della Italfish di Martinsicuro e del suo equipaggio, con a bordo due italiani (il capitano Sandro De Simone di Silvi e il nostromo Vincenzino Mora di Martinsicuro), il direttore di macchina di San Benedetto del Tronto si trova ancora nella capitale Banjul in attesa che per lui termini un altro processo, a quanto pare per vilipendio delle autorità locali. I tempi si stanno allungando e il motorista non vede la luce nel tunnel della sua storia. «Un’altra settimana è finita senza novità», il suo commento su Facebook, «aspettiamo la prossima sperando che qualcosa succeda». Nel Paese africano vige la settimana corta con gli uffici pubblici che lavorano dal lunedì al giovedì. «Qui sembra che il tempo si sia fermato», le considerazioni di Liberati, «devo dire grazie alla società armatrice che per il personale farebbe qualsiasi cosa. Io sto vivendo questa odissea e devo dire che gli armatori mi sono vicini come padre e figlio».

Intanto il tempo trascorre lentissimo per il marittimo marchigiano, che si trova in un albergo della capitale Banjul. Può uscire e circolare liberamente, così come può usare gli strumenti di comunicazione. L’unica cosa che non ha è il passaporto, sequestrato, che gli impedisce di lasciare il paese africano. Sul suo caso la politica sembrava essersi mobilitata in campagna elettorale con l’interesse e le promesse di tutti, fino ai ministri Alfano e Gentiloni che erano stati sensibilizzati dai politici marchigiani ad occuparsi in maniera seria della questione di Liberati. Nel loro tour nelle Marche, dove si è votato per le regionali, avevano promesso il loro impegno a risolvere a breve la situazione, ma dopo il voto la storia sembra tornata nel dimenticatoio.

Liberati ovviamente è amareggiato: «Sulle promesse sono diventato come San Tommaso, credo solo a quello che vedo e per adesso non succede nulla, l’indifferenza sembra essere padrona della mia vita. Una storia che mi vede con le mani legate e questo ti fa andare fuori di testa, comunque speriamo bene. Io sono pessimista per natura ma stavolta voglio metterci un po’ di ottimismo sperando che questa storia finisca presto e diventi solo un’esperienza di vita».

Intanto gli altri due italiani dell’Idra, De Simone e Mora, si trovano ancora a Dakar in Senegal per effettuare dei lavori sulla nave. Solo quando li avranno conclusi torneranno in Italia.

Sandro Di Stanislao

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