La Regione apre un’inchiesta sulla nascita ad Atri

ATRI. La direzione regionale della sanità, oltre alla Asl di Teramo, ha avviato una indagine interna sul caso del parto avvenuto nei giorni scorsi all'ospedale di Atri sebbene il punto nascita sia...
ATRI. La direzione regionale della sanità, oltre alla Asl di Teramo, ha avviato una indagine interna sul caso del parto avvenuto nei giorni scorsi all'ospedale di Atri sebbene il punto nascita sia ormai chiuso dal 1° novembre.
Lo fa sapere l'assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci: «Sono stanco di queste ripetute strumentalizzazioni, come è potuto mai accadere che un'operatore sanitario porti a partorire una madre gravida, mettendo a rischio lei e il bambino, non in un punto nascita più vicino, ma in una struttura sanitaria senza punto nascita? Aspetto che ci sia una ricostruzione su quanto accaduto ad Atri. Ricordo che esistono 305 comuni in Abruzzo, solo poche decine hanno una struttura sanitaria, ma vi immaginate se uno si rivolge ad un medico e il medico manda il paziente in un Comune dove non c'è una struttura sanitaria, o un punto nascita?». Per Paolucci, «nonostante il disservizio creato, immagino, da qualche operatore sciagurato, la notizia vera è che la rete di emergenza urgenza è talmente solida che c'erano ben tre autoambulanze ad Atri in un presidio senza punto nascite, in attesa del lieto evento». Sulla nascita di Noemi torna a parlare la Asl che osserva come l’accaduto «ha dimostrato l'efficienza del sistema organizzativo della azienda che ha comunque concluso con successo tutta l'operazione». La Asl ricorda che il trasferimento delle partorienti non è insolito ma è normato in Italia attraverso protocolli dedicati.
E ad Atri, in base al decreto del commissario in materia l’organizzazione è: presenza di un’ ambulanza Stam ad Atri (con disponibilità di termoculla) oltre a un mezzo di soccorso avanzato a garanzia dei trasferimenti tempodipendenti.In questo contesto «i medici presenti hanno ritenuto, secondo la propria esperienza e competenza, di non utilizzare il trasporto disponibile, ma di effettuare il parto in ospedale. Il parto è avvenuto comunque in condizioni di sicurezza superiori alla media (due ginecologi un'ostetrica, rianimatori e medico di pronto soccorso) e nonostante una situazione di urgenza non assolutamente evidente, atteso che il parto stesso c'è stato dopo oltre quattro ore dall'accesso in pronto soccorso e quindi secondo tempi assolutamente compatibili con il trasferimento presso un ospedale con punto nascita attraverso l'utilizzo di tutti i mezzi presenti e specificamente dedicati».
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