La ricostruzione pubblica decolla Legnini: mille cantieri a fine anno

20 Agosto 2022

Presentato il report degli interventi, concluse 14.300 pratiche per immobili privati su 22.700 richieste «Siamo al giro di boa, risultati importanti nonostante le congiunture sfavorevoli. Ma c’è tanto da fare»  

TERAMO. I numeri della ricostruzione post-sisma del Centro Italia non lasciano dubbi. Il faticoso percorso di rinascita dei territori colpiti dal terremoto di sei anni fa segna una progressione che nell’ultimo periodo è stata caratterizzata da una spinta sempre maggiore. È questa la sintesi del rapporto presentato dal commissario Giovanni Legnini alla vigilia dell’anniversario della prima violenta scossa che, nella notte tra il 23 e il 24 agosto 2016, distrusse Amatrice. Il documento fotografa la situazione degli interventi sia privati che pubblici e traccia la prospettiva a breve termine delle opere da avviare entro fine anno. Dal rapporto emerge anche un elemento di novità, rispetto alle misure con cui sono state fronteggiate emergenze precedenti dello stesso tipo, che Legnini definisce «la ricostruzione non solo fisica, ma anche economica e sociale» attraverso gli strumenti messi a disposizione delle aziende del cratere che abbraccia le aree appenniniche di quattro regioni: Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio. Per il commissario si tratta di un processo entrato nella «fase matura».
La nuova spinta
L’ulteriore impulso coinvolge proprio quella ricostruzione pubblica che finora ha scontato le maggiori lentezze. Nel giro di un anno, considerate anche le chiese, i cantieri chiusi sono passati da 151 a 365. È raddoppiato il numero di quelli aperti, che si attestano a 316, e per la fine dell’anno è attesa una crescita ancora più marcata. «Entro l’anno sarà obbligatorio concretizzare i progetti del fondo complementare del Pnrr», evidenzia il commissario, «è una previsione attendibile, dunque, che si arrivi a mille cantieri pubblici nel giro dei prossimi sei mesi». Da fare, su questo versante della ricostruzione, c’è comunque ancora molto. Finora sono state finanziate duemila opere, ma ne restano da avviare altre 2.600. «Bisogna accelerare», insiste Legnini, «bisogna cantierizzare». Gli interventi nei centri storici, fatte salve alcune eccezioni, restano tra le principali criticità indicate nel report. Il commissario torna così a far risaltare l’importanza del piani attuativi. «Se non si è partiti finora», spiega, «è perché non si è pianificato».
il giro di boa
Negli ultimi due anni sono stati aperti 10mila cantieri privati, con 22.700 richieste di contributo registrate fino a giugno. Il rapporto segnala 14.300 decreti emessi per immobili da riparare, con 7.600 interventi conclusi e 16.500 abitazioni riconsegnate ai proprietari. Finora sono state presentate 22mila domande relative alla ricostruzione privata, rispetto a un totale atteso di 50mila. «Siamo al giro di boa», fa notare il commissario, «si tratta di un risultato importante che, senza le congiunture negative su prezzi, energia e sovrapposizione con il Superbonus, sarebbe stato ancora più consistente».
IMPEGNO CONDIVISO
Superato il momento critico la ricostruzione privata ha ripreso a marciare spedita grazie al riavvicinamento da parte di imprese e professionisti seguito alla revisione di prezzario e costi parametrici degli interventi. «Questi risultati sono il frutto di un esercizio polifonico che coinvolge tutte le parti», tiene a precisare Legnini, «ognuno ha il suo ruolo e per raggiungere gli obiettivi serve la partecipazione responsabile di tutti». L’emergenza, infatti, è tutt’altro che superata. Il conto economico dice che sono stati investiti i primi 4,3 miliardi stanziati, ma per sanare tutte le ferite del terremoto serviranno 30 miliardi.
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