La ricostruzione può creare 1.500 posti

14 Novembre 2019

Il punto sulla crisi del settore in provincia: l’occupazione è in calo e sono bloccati 309 milioni solo per il post-terremoto

TERAMO. Una manifestazione per sollecitare il governo ad adottare misure per rilanciare il settore edile. Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil nel presentare la manifestazione di domani in piazza Unione a Pescara, con concomitanza con altre località in Italia, fanno il punto della situazione in provincia. Una situazione in cui il settore soffre seppure, paradossalmente, buona parte del territorio sia da ricostruire. La mancata partenza della ricostruzione, infatti, si intreccia con la crisi dell’edilizia.
«Il settore è in una situazione di arretramento», esordisce Corrado Peracchia, segretario della Fillea Cgil, «c’è la ricostruzione, pubblica e privata che non parte. A questo si sommano opere programmate da qualche decennio, come il quarto lotto della Teramo-mare, la Pedemontana Marche-Abruzzo o quelle del Masterplan, ma ferme. E’ una situazione che deve essere presa in mano dalla politica. I dati Istat ci dicono che in provincia di Teramo ci sono, in generale, 50mila disoccupati, di cui il 30% giovani. Lo sblocco delle opere infrastrutturali è importante per risolvere il problema: il settore costruzioni ha una forte capacità di induzione sugli altri settori».
Luigi Di Donato, segretario della Feneal Uil, ricorda che lo slogan della manifestazione è “Noi non ci fermiamo”: «Una manifestazione per indurre il governo a reinvestire sul territorio, soprattutto nell’entroterra. Per una categoria che vede, nel Teramano, ridurre il numero di addetti e fiaccata dal “dumping contrattuale”, in cui si applicano cioè contratti di altre categorie».
E, come detto, la ricostruzione potrebbe costituire una svolta. Lo ribadisce il segretario della Filca Cisl, Giancarlo De Sanctis che parla, nell’edilizia privata, di solo 101 pratiche finanziate di cui 81 in provincia di Teramo. A fronte di una stima di novemila pratiche da portare a termine in tutto il cratere, per 309 milioni di lavori. Somma che genererebbe dai mille ai 1.500 posti di lavoro in più. «Senza contare la ricostruzione pubblica», aggiunge De Sanctis, «in provincia ci sono 78 scuole inagibili e 200 chiese danneggiate. E’ stata finanziata la ricostruzione per 305 opere pubbliche. In particolare 62 edifici di enti locali (75 milioni), 22 scuole (50 milioni), 84 per l’Ater (87 milioni), 133 chiese (45 milioni). Sono partiti solo i cantieri in quattro chiese». Peraltro con il decreto Sblocca cantieri – che i sindacati criticano in molte parti – fa notare il sindacalista, per i Comuni è più facile appaltare la progettazione e poi i lavori. «Adesso, per fare un esempio», incalza De Sanctis, «quello di Campli, che deve fare lavori per 5 milioni in tre scuole, domattina potrebbe appaltare la progettazione e poi i lavori. E’ emblematico il caso del polo scolastico di Montorio che, per il terremoto del 2009, è stato finanziato con 5,5 milioni circa: ancora non si fa la progettazione».
Il sindacalista fa notare che nel caso della ricostruzione si tratta di piccoli cantieri, da cui dunque la criminalità resterebbe fuori e che andrebbero tutti a imprese locali, creando un immediato ritorno sul territorio. L’unico problema sarebbe il ritorno del lavoro nero, possibile con le nuove norme. «Ma è stato costituito un tavolo di monitoraggio in prefettura per controllare attraverso il Durc di congruità i cantieri della ricostruzione ed evitare che le risorse finiscano nel sommerso some accaduto all’Aquila», conclude De Sanctis.
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