«La sede della Camera di commercio scippata a Teramo per accordi sulle poltrone»

27 Settembre 2017

TERAMO. La sede della Camera di commercio Gran Sasso «spettava di diritto a Teramo, ma la città ne è stata scippata, a favore dell'Aquila, per accordi di poltrone». La denuncia parte dall'Api...

TERAMO. La sede della Camera di commercio Gran Sasso «spettava di diritto a Teramo, ma la città ne è stata scippata, a favore dell'Aquila, per accordi di poltrone». La denuncia parte dall'Api (associazione delle piccole imprese) Teramo, attraverso il suo presidente Alfonso Marcozzi (nella foto). Documenti alla mano, Marcozzi spiega che è il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda a stabilire, nel decreto dello scorso agosto, le modalità di assegnazione della sede legale all'interno del processo di accorpamento degli enti camerali. Nel documento si legge infatti che la discriminante sta nel numero di imprese presenti sul territorio al 31 dicembre 2016: la provincia che registra più aziende ha diritto alla sede. Ora, stando alle carte, alla fine dell'anno scorso il capoluogo di regione vantava 37.009 imprese, mentre Teramo ne registrava 42.593: il 20 per cento in più. «Teramo ha barattato la sede con la presidenza, che è rimasta in città insieme alla sede secondaria, e questo è un ulteriore fattore di depauperamento del territorio. Il problema sta nel fatto che al vertice dell'ente teramano si trovano individui che non sono veri imprenditori, ma direttori di associazioni di categoria», affonda il presidente dell'Api.
In realtà in una nota di due giorni fa la Camera di commercio cittadina sollevava la questione rilevata da Marcozzi, addebitando a una questione di tempi il nocciolo del problema. Si legge infatti nel documento dell'ente camerale, che ha espresso di seguito la volontà di procedere a un approfondimento del problema: «Al momento dell'istituzione della Camera di commercio del Gran Sasso tale criterio non era stato ancora individuato dal ministero dello Sviluppo economico». Ma il presidente dell'Api ha così liquidato la nota: «Troppo tardi, visto che, tra l'altro, per costruire la seconda sede della Camera di commercio dell'Aquila, a Bazzano, sono stati già spesi circa quattro milioni di euro». (em)