«La settimana corta a scuola? Un errore»

Bartolini del Pd boccia l’idea di Brucchi, mirata al risparmio e a cui devono dare l’ok i presidi
TERAMO. «Basta fare cassa sull’istruzione». Sbotta così Flavio Bartolini, consigliere comunale del Pd, intervenuto per bocciare la proposta del sindaco Maurizio Brucchi, consegnata ai presidi dei cinque istituti comprensivi teramani per una valutazione, di istituire la settimana corta a partire dal prossimo anno scolastico. Bartolini, anche in qualità di docente e di referente della scuola per il Partito Democratico di Teramo, ha affidato dapprima sulla sua bacheca Facebook il giudizio negativo su una proposta che riguarderebbe tutte le scuole primarie del capoluogo ma si riserva di ufficializzare a giorni la linea del partito in merito. «Settimana corta a scuola? Didatticamente un grande errore», scrive sui social il consigliere. «Alla quinta ora di lezione gli studenti sono già stanchi. Che livello di attenzione possono avere alla sesta, settima, ottava ora? E poi dove trovano il tempo per studiare per il giorno dopo? Come fanno a prepararsi per un compito in classe?».
La proposta del sindaco, finalizzata a lasciare chiuse le scuole il sabato e a ripartire le ore rimanenti in cinque giorni, è stata formulata per tentare un contenimento dei costi delle utenze, delle manutenzioni, ma anche dei passaggi degli scuolabus. Solo questi ultimi in un anno porterebbero a un risparmio di 100mila euro, ma il giudizio di Bartolini in merito è severissimo. «Un’amministrazione che taglia sull’istruzione deve andare a casa. In questo modo si lede un diritto a solo uso e consumo delle pochissime famiglie che possono permettersi i weekend fuori e degli amministratori che vogliono risparmiare».
Secondo Bartolini sono molti gli scetticismi registrati dai docenti e dai dirigenti scolastici alla proposta della settimana corta, ritenuta penalizzante sulla qualità della preparazione e dell’apprendimento. «Già è faticoso tenere alto il livello di attenzione degli adolescenti che frequentano le superiori, figuriamoci con gli studenti delle scuole primarie», prosegue Bartolini. «Molti di loro si alzano molto presto perché viaggiano dalle frazioni, come possono metabolizzare i contenuti delle ultime ore di lezione? Questo comporterebbe anche problemi nella strutturazione degli orari in modo da evitare le cosiddette “ore pesanti” al termine della mattinata e agevolare attività di laboratorio». Per Bartolini questo si traduce in uno sforzo organizzativo di difficile applicazione e destinato a non trovare seguito.
La discussione è affidata adesso al giudizio dei presidi e poi dell’Ufficio scolastico provinciale, che intanto ha un nuovo direttore. La Regione ha nominato ieri Massimiliano Nardocci per la reggenza di Teramo. Raccoglierà il testimone lasciato da Lantino Romani.(m.d.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

