La storica biblioteca in declino: «Un consorzio per il rilancio»

L’ex direttore Ponziani lancia la proposta a sindaco e rettore per la gestione insieme alla Provincia «Fattibilità del progetto da verificare con la Regione: ridotta l’apertura al pubblico, manca personale»
TERAMO. Una preziosa collezione di 15mila volumi e riviste e una raccolta di 600 vasi: la generosa intenzione di Giuseppe Profeta, 97enne decano degli studi socioantropologici abruzzesi, di donare l’intero corpus a un ente pubblico, raccontata al Centro, ha acceso in città più di un interrogativo sulla destinazione.
La meta naturale sarebbe la biblioteca Melchiorre Delfico, peraltro suggerita dallo stesso professore insieme ad altre destinazioni. Ma l’antica istituzione cittadina, nata nel 1814 e tra le biblioteche più ricche e importanti del centro-sud, in che stato versa? E sarebbe oggi in grado di gestire una donazione di tale portata? L’impressione è che tra pensionamenti di personale non adeguatamente rimpiazzato, passaggio nel 2017 dalla Provincia (nella cui gestione era dal 1949) alla Regione con la legge Delrio, chiusura prolungata per la pandemia, con ancora oggi ingressi e servizi limitati (mentre perfino gli stadi di calcio hanno riavuto il 100% della capienza), la Delfico stia vivendo un declino che stringe il cuore ai suoi frequentatori, generazioni di studiosi, ricercatori, insegnanti, studenti, e che dovrebbe far muovere gli enti.
Una situazione imperdonabile se si guarda alla quantità e qualità dell'immenso giacimento culturale, che iniziò a prender forma nel 1826 con la donazione di Melchiorre Delfico di sue opere e volumi e che nel 2003 è tornato a casa nel palazzo dei conti Delfico sull’omonima via: 300mila documenti a stampa, centinaia di pergamene (dal XIII al XVIII secolo), fondi manoscritti (XIV-XX secolo), un centinaio di incunaboli, 1.200 cinquecentine, l’immensa emeroteca storica e quella corrente, 100mila fotografie, 15mila cartoline d’epoca, migliaia di ore di filmati, un migliaio di opere d’arte tra dipinti e sculture che da sole varrebbero un museo. Alla biblioteca Delfico ha legato la sua vita lo storico Luigi Ponziani, a lungo direttore della preziosa raccolta prima della pensione nel 2015, regista di molte importanti acquisizioni, la biblioteca dei Domenicani per citarne solo una, nonché del trasloco nell’attuale sede da quella angusta nell’edificio del liceo ginnasio. «La collezione di Profeta è un patrimonio del territorio che dovrebbe naturalmente confluire nella Delfico, biblioteca che rappresenta la storia complessiva del Teramano e dell’Abruzzo intero», dice l’ex direttore, «ho impiegato una vita a rimetterla su e ora la vedo a rischio coma». La Regione, sottolinea Ponziani, si limita a una gestione amministrativa e non sembra comprendere la gravità della situazione: «Da 48 ore settimanali di apertura al pubblico nel 2015 oggi siamo a 31 ore. Non è stato fatto un concorso, né per direttore né per bibliotecario, sono andate in pensione la responsabile Nadia Di Luzio e Silvana Di Silvestre, bibliotecarie strepitose, e non c’è più nessuno in grado di gestire i cataloghi, accrescere la dotazione, organizzare le fonti. Inoltre, si continua a contingentare l’afflusso». Per salvare la Delfico Ponziani sta cercando di coinvolgere vari enti nel disegno e attuazione di una nuova gestione della biblioteca. Ha ipotizzato un consorzio o una fondazione: a maggio ha inviato una lettera al sindaco Gianguido D’Alberto e al rettore dell’ateneo teramano Dino Mastrocola denunciando la situazione della Delfico e suggerendo una soluzione gestionale che dovrebbe coinvolgere con il Comune e l’Università anche la Provincia, proprietaria dell’immobile. Ci sono stati due incontri, prima e dopo l’estate, e sindaco e rettore hanno accolto la proposta dello storico. Ora però, insieme alla Provincia e quanti più enti interessati, si deve passare ai fatti. E la Regione? «È l’interlocutore con cui verificare la fattibilità di una gestione indipendente della Delfico, che la restituisca ai teramani e alle loro istituzioni».
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