«La tassa di soggiorno è iniqua, ripensateci»

Roseto, l’associazione operatori turistici contro il progetto del Comune: crea anche problemi penali
ROSETO. «La tassa di soggiorno è un dannoso balzello sull’ospitalità». Anche l’associazione operatori turistici di Roseto si schiera contro l’istituzione della nuova imposta comunale, anticipata nei giorni scorsi dagli assessori a bilancio e turismo, Antonio Frattari e Carmelita Bruscia.
«Innanzitutto la tassa di soggiorno grava sugli albergatori e ha, inoltre, pesanti effetti negativi sui turisti», si legge nella nota dell’associazione «una delle prime domande che loro rivolgono al momento della prenotazione riguarda proprio l’applicazione o meno della tassa. In secondo luogo i sindaci che dicono che con i soldi di questo tributo faranno promozione, manifestazioni e abbellimenti non sono sinceri, perché quei soldi entrano nel bilancio comunale, dopodiché dove vanno lo decide il consiglio comunale che di priorità ne ha tali e tante da non poter separare i soldi della tassa dal resto del bilancio. In tutti i Comuni italiani da Roma a Venezia, da Riccione a Sanremo, dei soldi della tassa di soggiorno si sono perse le tracce». Ma c’è un aspetto, forse sottovalutato, che potrebbe avere dei risvolti penali per gli amministratori. «E’ una tassa facoltativa imposta dal Comune», prosegue il documento, «sulla cui riscossione tutti i sindaci finiscono per rischiare di essere in omissione permanente, che è una questione di rilevanza penale. La privacy e la riservatezza delle statistiche non consentono alla pubblica amministrazione di verificare se i turisti alloggiati pagano o non pagano. Infatti la tassa la incassano gli albergatori, in quanto sostituti d’imposta, ma poi presenze e versamenti alle casse comunali non quadrano mai, in nessuno dei Comuni che la applicano: insomma un pasticcio irrisolvibile. Basta quindi un esposto sul mancato controllo, ovvero sulla possibile omissione, e per loro sono guai seri». Insomma, un’imposta che ha molti punti deboli, secondo gli addetti ai lavori. «È una tassa che grava su una sola categoria, quella che fornisce l’alloggio», continua la nota, «che fa perdere simpatia, clienti e fatturato ai Comuni che la impongono. È anche una tassa iniqua perché non tocca le altre componenti della vacanza come, per esempio, trasporti, balneazione, ristorazione, artigianato tutte attività che si attivano quando ci sono i turisti». Secondo gli operatori non sarà facile far capire e far condividere ai turisti che al Comune di Roseto servono soldi per riequilibrare il bilancio, per l’arredo urbano, le fogne e il verde pubblico.
«Le coste venete e romagnole, con tutta la loro esperienza», continua la nota, «hanno fatto un patatrac con la tassa di soggiorno: in alcuni Comuni si paga in altri no e questo crea una disparità che poi si vede dalle statistiche. Invece di iniziare a detassare il settore turistico per agevolare nuovi investimenti, si continua nel maldestro tentativo di coinvolgere anche gli altri Comuni della costa teramana in un’azione deleteria per il comparto».
Federico Centola
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