La Torre, s’indaga su percolato e biogas

12 Luglio 2018

Nuova inchiesta sulla discarica crollata dodici anni fa, la Procura ipotizza la violazione di norme ambientali dopo la chiusura

TERAMO. Dopo dodici anni i rifiuti di una discarica crollata sono ancora lì: basterebbe solo questo per raccontare il caso La Torre. Ma è un’ altra inchiesta giudiziaria a declinare una storia fatta di leggi ignorate e ambiente devastato.
E’ quella che porta la firma del pm Andrea De Feis sulla gestione del percolato e degli impianti di biogas dopo la chiusura dell’impianto. Si ipotizzano violazioni delle normative ambientali in un fascicolo, per ora contro ignoti, che si muove tra acquisizioni di atti e audizioni di persone informate sui fatti. La nuova inchiesta si aggiunge alle tante che in dodici anni hanno fatto la storia della discarica, alcune delle quali sono diventati processi. Obiettivo di investigatori e inquirenti è quello di accertare il rispetto di tutte le normative che riguardano la gestione di un sito che, causa mancanza di fondi, non è mai stato chiuso, ovvero “tombato”. La cronaca racconta che dopo il crollo della discarica venne dichiarato lo stato di emergenza e l'allora presidenza del consiglio stanziò due milioni per i lavori di messa in sicurezza. Ma per la Procura (è l’accusa di una precedente inchiesta) quei lavori, affidati all’epoca alla prefettura come stazione appaltante, non sarebbero stati eseguiti come da progetto esecutivo. Secondo la Procura sarebbe stato fatto meno di quanto previsto. In particolare, i teloni stesi per coprire l'enorme cumulo di rifiuti della discarica crollata non sarebbero stati sufficienti. Non a caso l'inchiesta nacque dalle denunce del comitato dei residenti di contrada La Torre dopo che i teloni erano stati in più punti strappati o sollevati dal vento. Inchiesta, quella sui teloni, da cui è nato un processo che si è concluso con la condanna in primo grado del collaudatore, condanna poi rivista in appello. E qualche giorno fa la Corte Costituzionale ha sbloccato il processo in Appello, quello sul crollo. La Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità relativa alla durata prescrizionale del reato di disastro colposo, in questo caso nella fattispecie del crollo, attualmente fissato in 12 anni. Nell’ottobre del 2015 i giudici della Corte d'appello dell'Aquila (collegio presieduto da Luigi Catelli) avevano accolto l'eccezione di costituzionalità, sospendendo i termini di prescrizione, sollevata dalla difesa dell'allora responsabile della discarica, l'ex dirigente comunale Nicola D'Antonio (condannato in primo grado a un anno e quattro mesi, pena sospesa, insieme all'allora assessore comunale all'ambiente Berardo Rabbuffo), e alla quale si erano associate le difese di tutti gli imputati, relativa alla violazione degli articoli 3 e 27 della Costituzione in merito alla durata del termine prescrizionale tra una fattispecie dolosa e una colposa.
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