La Uil: è un disastro la campagna della Asl contro i tumori

27 Dicembre 2014

«Hanno mandato 15mila lettere tutte insieme e adesso non sono in grado di fare le diagnosi nei tempi giusti»

TERAMO. La campagna di prevenzione dei tumori al colon-retto, nata per salvare vite, rischia di trasformarsi in una Caporetto per l’immagine della Asl e anche per le sue casse, perché il modo in cui è condotta porterebbe a ritardi nelle diagnosi e favorirebbe una raffica di denunce e cause legali. Così Roberto Petrella, segretario provinciale della Uil medici, vede lo screening sul tumore al colon-retto appena avviato dall’azienda sanitaria.

«Non dico che non vada fatto», attacca Petrella, «ma che lo fanno male. C’è totale disorganizzazione e conseguente spreco di soldi pubblici. Hanno mandato 15mila lettere tutte insieme un mese e mezzo fa, già 130 persone tra quelle che hanno fatto l’esame del sangue occulto nelle feci sono risultate positive e tante altre ancora lo saranno, anche se poi magari non hanno alcun tumore. La Asl ha escluso i medici di base quando le linee-guida nazionale prevedono una collaborazione con loro in campagne di questo genere. Invece hanno dato incarico a un'ostetrica di raccogliere tutte le risposte positive. Lei deve chiamare queste persone e dire: guarda che hai sangue occulto, devi prenotare un colloquio con uno specialista di endoscopia digestiva. Bene: Astolfi a Teramo ne fa uno al giorno, Guerrucci a Giulianova quattro alla settimana. E solo dopo il colloquio i medici stabiliscono quale esame devi fare. Risultato: è già tutto bloccato fino al 18 gennaio e la coda si allungherà. Faccio notare che le linee guida dell'Aiom (associazione italiana di oncologia medica, ndr) sul tumore al colon-retto dicono che tra l'esordio dei sintomi e la terapia chirurgica intercorrono in media quattro mesi per il colon sinistro e sette mesi per il destro, e che entro quattro settimane dev’essere fatta la diagnosi tramite accertamento diagnostico. Così non si fa assolutamente in tempo».

Il rischio per la Asl, secondo Petrella, sarebbe palese. «Tra fine novembre e inizio dicembre», continua il segretario Uil, «ho mandato diverse lettere al direttore generale Roberto Fagnano chiedendo di bloccare tutto, le ha ignorate.La procedura è fuorilegge perché un'ostetrica non può fare ciò che non le compete e dovevano essere coinvolte le equipe di Astolfi e Guerrucci, e poi la Asl si sta esponendo ad un elevato rischio di denunce per il mancato rispetto dei tempi della diagnosi. Mi chiedo: perché mandare le 15mila lettere tutte insieme? Perché non fare lo screening poco a poco?».

Petrella sostiene che «è già disastroso il bilancio dello screening dell'Hpv contro il tumore al collo dell’utero: delle 1.970 persone contattate dalla Asl ne sono state visitate poche centinaia, vedremo più avanti i dati precisi. In generale: quanti soldi vengono spesi per fare un disastro? Noi della Uil abbiamo chiesto quanto costano queste campagne, aspettiamo i numeri dalla Asl».

Petrella conclude rivolgendosi agli altri medici dell’azienda sanitaria: «Colleghi, come mai non reagite? Faccio appello a voi, non è possibile che tutti abbiano paura o vogliano fare carriera».(d.v.)

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