La vedova Santarelli spiega il suo percorso di riconciliazione

5 Dicembre 2015

TERAMO. «Io non parlo di perdono, credo piuttosto in un cammino di riconciliazione. Fare pace per me significa percorrere una strada insieme». Parole di Claudia Francardi, vedova dell'appuntato...

TERAMO. «Io non parlo di perdono, credo piuttosto in un cammino di riconciliazione. Fare pace per me significa percorrere una strada insieme». Parole di Claudia Francardi, vedova dell'appuntato scelto dei carabinieri Antonio Santarelli, originario di Notaresco, morto dopo un anno di coma in seguito alle ferite riportate per una sprangata. A colpirlo un ragazzo di 19 anni, Matteo Gorelli, di ritorno da un rave party in provincia di Grosseto, poi condannato a vent’anni di carcere. Francardi ha partecipato ieri a San Nicolò a Tordino a un incontro promosso da “Le Ali della vita”, centro studi e servizi sociali per la famiglia. L'associazione di mediazione familiare, che opera con un'equipe di psicologi e avvocati soprattutto sul territorio di Campli, ha proposto una riflessione sul tema "Offrire una nuova opportunità. Sul cammino della riconciliazione: perdono, responsabilità e giustizia". L'iniziativa è stata organizzata insieme all'associazione “AmiCainoAbele” di Grosseto, fondata dalla vedova Francardi insieme alla madre del ragazzo condannato, Irene Sisi. I disagi adolescenziali, con la necessità di introdurre un'educazione alle emozioni, e la giustizia riparativa che prevede la partecipazione della vittima al processo di riabilitazione del colpevole, prendendo atto del fallimento del carcere come strumento di rieducazione, sono stati i due poli di riflessione dell'incontro.

Una buona notizia sul fronte del sostegno al disagio adolescenziale è emersa a margine dell'iniziativa: all'appuntamento infatti ha preso parte anche il consigliere regionale Giorgio D'Ignazio che ha annunciato che il prossimo 15 dicembre il consiglio vaglierà la proposta di permettere ai minori che vivono nelle case famiglia, e che raggiungono la maggiore età, di rimanere altri due anni nelle strutture, a spese della Regione, ma con l'obbligo di seguire un percorso di formazione.

Emanuela Michini

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