La vicina: «Simone insultava la madre»

9 Luglio 2019

Lo ha sentito che urlava contro di lei il giorno della scomparsa della donna. Disposta la perizia psichiatrica per padre e figlio

GIULIANOVA. Elenca orari e circostanze, ai giudici dice di esserne certa «al 90% ma solo per una mia prudenza». Perché Federica Castellani, istruttrice di nuoto, è sicura di aver sentito – nel pomeriggio di quel 9 ottobre 2017 – Simone Santoleri urlare e inveire contro una donna insultandola e dicendole: «Non ci sei mai stata e ora che torni pensi di riprenderti tutto». Per l’accusa la donna era la mamma Renata Rapposelli, la 64enne pittrice originaria di Chieti scomparsa da Giulianova proprio quel giorno di due anni fa e il cui corpo venne ritrovato un mese dopo in una scarpata di Tolentino.
Nella nona udienza del processo a carico del 43enne Simone e del 68enne padre Giuseppe, imputati di omicidio volontario con l’accusa di aver soffocato la donna e per cui ieri i giudici hanno accolto la richiesta di perizia psichiatrica per entrambi avanzata dalle difese, è proprio sulla testimonianza della Castellani che si concentra l’attenzione del pm Enrica Medori, degli avvocati Gianluca Reitano e Gianluca Carradori, i legali di Simone, e della stessa corte d’assise presieduta da Flavio Conciatori con a latere Lorenzo Prudenzano e i giudici popolari. Perché se il pubblico ministero punta a dimostrare l’attendibilità del teste citando circostanze di fatto (tra cui l’acquisizione di una serie di dati telematici a supporto), la difesa spinge sull’ipotesi di una ricostruzione non pienamente attendibile. La donna racconta che quel 9 ottobre intorno alle 16 era partita da Roseto per raggiungere la palestra con piscina che si trova nella palazzina che ospita anche l’abitazione dei Santoleri a Giulianova. Era arrivata in anticipo e per questo si era seduta su una panchina all’esterno che si trova proprio sotto la finestra dell’alloggio di padre e figlio. «Stavo facendo delle ricerche su Google con il telefonino», racconta, «quando la mia attenzione venne richiamata da insulti e urla. La voce maschile era quella di Simone Santoleri che io ho riconosciuto visto che in precedenza lo avevo sentito parlare con il mio datore di lavoro (la proprietaria della palestra (ndr). In sottofondo sentivo una flebile voce femminile». Secondo la difesa la donna, nell’attribuire la voce a Simone, lo avrebbe fatto dopo aver sentito l’uomo in alcuni programmi televisivi. In aula, nell’udienza di ieri, anche una donna di Firenze con cui Simone ha una relazione sentimentale e che negli anni scorsi ogni mese andava a trovarlo nella sua abitazione. «Ci siamo conosciuti su una chat connessa ad un gioco di magia», racconta, «Simone mi parlava del rapporto difficile con la mamma e diceva che non si era mai occupato di lui. Quando andavo a casa loro ho sempre percepito un grande affetto sia di Simone verso il padre sia del padre verso Simone. Non li ho mai visti litigare, nè Simone avere un atteggiamento violento. Così come Simone non è mai stato violento con me». La perizia sarà affidata allo psichiatra Giuseppe Cignini e allo psicologo, specialista in criminologia clinica, Giuseppe Orfanelli.
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