La vittima: «Mi sento una sopravvissuta»

Giusy Montecchia si è costituita parte civile: «Mai chiesto vendetta, ma giustizia è stata fatta»
TERAMO. «Non ho chiesto vendetta, ma giustizia che è stata fatta»: le parole giuste fanno sempre rumore e lei riesce a trovarle. Perché il dolore è materia delicata, ma ci sono molti modi per raccontarlo, per sottrarlo all’usura del tempo. Senza mai dimenticare. Giusy Montecchia ha attraversato l’ultimo anno come una tempesta per riprendersi la vita dopo quelle 14 coltellate. In una camera d’ospedale, in un centro di riabilitazione, nelle pagine di un fascicolo giudiziario letto e riletto fino alla sfinimento. Per cercare di capire. Perché non c’è mai una giusta distanza dalla paura, dal terrore. «Oggi mi sento come una sopravvissuta» racconta dall’altro capo del telefono qualche ora dopo aver saputo della condanna. Le lacrime non si fermano, ma anche quelle servono. «Il momento più brutto che io ricordi di quel giorno?», dice, « sicuramente è stato il primo colpo, quando mi ha colpita per la prima volta. Non mi sarei mai aspettata che potesse accadermi una cosa del genere, che lui potesse fare una cosa così. Mai lo avrei immaginato con un coltello in mano. Poi ha continuato a colpire ancora e ancora e in quel momento ho creduto di morire». Giusy si è costituita parte civile nel processo. Al suo fianco, dall’inizio, sempre l’avvocato Florindo Tribotti che così commenta: « La sentenza non è una luce, è l'aria di una città: un'aria necessaria per vivere. Abbiamo attraversato il processo breve a carico di Fabiano Cistola, Giuseppina ed io, come correzione di un percorso, come un grande ed imperdonabile errore. Spero che il passaggio di vita consegnato al provvedimento di condanna appena ascoltato aiuti Giuseppina a ritrovare quei punti cardinali che ha perso la mattina del 22 febbraio 2019, e che, purtroppo, ancora non ha ritrovato. Ho cercato non solo di esercitare il mio mestiere, ho cercato di viverlo con la consapevolezza che non c'è mai una decisione giusta per tutti».
Dopo il processo di primo grado ora la battaglia si sposta in appello. Ma questo è materiale per magistrati e avvocati. La vita fuori dal codice è riprendersi i giorni. Far scorrere di nuovo la vita.(d.p.)
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