Laboratori per far socializzare i disabili

TERAMO. Da domani le persone disabili residenti nella Valle Siciliana avranno la possibilità di partecipare ogni venerdì, fino alla fine di settembre, a laboratori accanto a figure specializzate che,...
TERAMO. Da domani le persone disabili residenti nella Valle Siciliana avranno la possibilità di partecipare ogni venerdì, fino alla fine di settembre, a laboratori accanto a figure specializzate che, insieme alle famiglie, offrano loro percorsi di crescita, svago e socialità. È il progetto “L’isola che non c’è nella Valle Siciliana: misure di contrasto all’emarginazione sociale post-Covid delle persone con diabilità”, promosso dalla Fondazione Tercas con l’associazione Genius Loci che è soggetto ideatore e attuatore. La Fondazione è già intervenuta, durante i periodi di quarantena, sulle situazioni più delicate con persone prive delle abituali forme di sostegno, finanziandone altre a distanza e l’acquisto di ausili per usufruire di percorsi terapeutici da remoto. Con il graduale ritorno alla normalità la Fondazione, nell’ambito del bando “Volontariato filantropia e beneficenza”, ha inteso sostenere le iniziative per contrastare i fenomeni di isolamento delle persone con disabilità generati dalla pandemia, assicurando al contempo un sostegno ai caregiver familiari.
«L’inclusione riguarda tutte le persone», ha detto la presidente Tiziana Di Sante, «permettere che qualcuno venga escluso dalla vita sociale vuol dire non solo negare il diritto di ogni individuo alla partecipazione attiva alla vita della comunità, ma anche privare la comunità di un contributo unico e irripetibile, come unica e preziosa è ogni vita». Un progetto innovativo per l’area montana «per la totale mancanza sul territorio di un servizio di supporto e socialità alle persone con disabilità», come ha evidenziato il vice presidente Genius Loci Bruno Pagliarani, responsabile del progetto con Amelide Francia e alla presenza del membro del direttivo Lorella Di Giuseppe. «Grazie al sindaco di Colledara Manuele Tiberii che ha messo a disposizione la sede e con il fondamentale aiuto finanziario della Fondazione siamo riusciti a realizzare un servizio che non può mancare in una società civile e dare una risposta proattiva a questa tipologia di fragilità che investe non solo le persone con disabilità, ma anche i propri familiari».
Adele Di Feliciantonio

