L’Abruzzo del Vajont del teramano-inglese Andrea Di Antonio

27 Luglio 2026

La passione per l’ambiente e lo studio del disastro del 1963: «C’è un grande legame, dalla diga fino ai soccorritori»

TERAMO. Andrea Di Antonio si presenta: «Sono originario di Teramo e, da quasi 10 anni, vivo e lavoro nel Regno Unito e precisamente a Cambridge». Poi continua: «Ho sempre rivendicato con orgoglio le mie origini abruzzesi ma, soprattutto negli ultimi anni, mi sono impegnato attivamente per mantenerle vive e valorizzarle anche all’estero. Un ambito a cui tengo particolarmente è lo studio e la divulgazione del disastro del Vajont. Parallelamente, da circa un anno porto avanti la rubrica quindicinale “OsservaTE” (con “TE” maiuscolo in riferimento a Teramo), dedicata a temi climatici e ambientali, con particolare attenzione all’Abruzzo, attraverso approfondimenti e bollettini mensili da me redatti».

Ora, presi dalla curiosità, desideriamo approfondire: di cosa ti occupi in particolare in Inghilterra? «Sono un senior software engineer presso la società di consulenza Cambridge Environmental Research e, in particolare, verifico l’effetto che una riduzione degli inquinanti avrebbe in un’area geografica. Oltre a questo, sviluppo [sempre per combattere le emissioni inquinanti] nuovi software per applicazioni in scenari reali». Chiediamo poi come sia finito in Gran Bretagna. «Mi sono trasferito in Inghilterra nel gennaio del 2017 per iniziare il mio dottorato di ricerche all’università di Cambridge».

Seppur il trasferimento sia avvenuto prima della fatidica Brexit, la partenza è stata difficile, come ce lo racconta lo stesso Di Antonio: «La mia partenza ha rischiato di saltare a causa delle forti nevicate di quell’inverno, tristemente famose per il disastro di Rigopiano, che avevano comportato la chiusura dello scalo dell’aeroporto di Pescara. Dopo ore di attesa e un aeromobile inviato da un’altra base, in quanto su quello a Pescara non si riusciva ad effettuare il de-icing, sono finalmente riuscito a partire alla volta dell’aeroporto di Londra Stansted e dare inizio alla mia avventura oltremanica».

E, per quanto riguarda l’Abruzzo, Di Antonio è «in contatto con il Cram per la creazione di un’associazione degli abruzzesi nel Regno Unito, con l’obiettivo di promuovere e diffondere le nostre tradizioni oltre Manica (il Cram é il Consiglio regionale degli abruzzesi nel mondo, parte del governo regionale). La segreteria del Cram si è detta entusiasta nell’avere una nuova associazione nel Regno Unito e mi ha fornito tutti i passaggi necessari per avviare l'associazione e i requisiti per iscriverla al Cram».

Chiediamo poi quale sia il collegamento tra Abruzzo e il disastro del Vajont, una valle tra Veneto ed Friuli, tra l’altro avvenuto nell’ottobre del 1963, molto prima della sua nascita nel 1992: «Il mio studio sul Vajont inizia da quando ero bambino e sono venuto a conoscenza di questo disastro guardando un documentario in televisione con mio padre Piero, che all’epoca aveva 8 anni. Ho abbandonato l’argomento per qualche anno per poi riprenderlo nel 2019. Nell’estate 2020 ho visitato i luoghi del disastro e, in occasione del 60° anniversario del disastro, ho pubblicato il mio libro “La notte più buia della valle”. A gennaio 2024 ho dato inizio al canale YouTube “Voce del Vajont”. Nel settembre 2024 ho partecipato ai percorsi della memoria portando con me una bandiera con scritto “Abruzzo presente” e donato una medaglia commemorativa al Comune di Longarone, avendo scoperto un legame storico poco noto con l’Abruzzo, che affonda le sue radici già alla fine degli anni ’50, durante la costruzione della diga. In quell’occasione lavorarono numerosi operai provenienti da Lettomanoppello, in provincia di Pescara, i cosiddetti “acrobati delle dighe”, straordinari specialisti capaci di operare sospesi sulle pareti rocciose, e con la presenza di soccorritori abruzzesi, tra cui il tenente degli alpini Vittorio Valentini, originario di Francavilla al Mare. Questo filo storico ha trovato un riconoscimento il 22 maggio 2025 con la firma del Patto d’Amicizia tra i Comuni di Teramo e Longarone, rinnovato poi il 22 maggio 2026 proprio a Teramo, alla presenza di una delegazione veneta».

L’ingegnere si congeda ricordando che torna in Abruzzo tre volte l’anno e che quest’anno andrà al mare ad Alba Adriatica.

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