Lago Verde abbandonato: «Ora quell’acqua va usata»

Sant’Omero, il consigliere regionale Pepe lancia la proposta contro la siccità «Una risorsa idrica da mettere al servizio di agricoltori e aziende della zona»
SANT’OMERO. Un parco con un lago artificiale, il lago Verde di Sant’Omero, alimentato da una sorgente spontanea da tempo lasciato nel più totale abbandono. L’idea di sfruttare almeno parzialmente la sua potenzialità arriva dal consigliere regionale del Pd Dino Pepe.
L’invaso, secondo Pepe, potrebbe soddisfare il fabbisogno idrico in agricoltura sempre più alle prese con la siccità estiva e non solo. «La crisi idrica rappresenta un dramma sempre più impattante nella nostra vita quotidiana», dice Pepe, «soprattutto nel periodo estivo, ogni anno, si presentano settimane difficilissime per cittadini e aziende alle prese con la penuria di acqua. È nota la grande sofferenza del settore agricolo che nell'acqua ha un elemento imprescindibile, ma non meno soffrono altri settori come, ad esempio, quello artigiano e industriale. Perché, allora, non trasformare l’ex lago Verde in un invaso capace di rendere un servizio multi settoriale? Utile anche alla protezione civile per attività antincendio? Nel Pnrr sono previsti investimenti per 2 miliardi di euro per nuove infrastrutture idriche primarie (per esempio nuovi invasi) su tutto il territorio nazionale».
Pepe rivolge l’invito al Consorzio di bonifica nord «a programmare uno studio di fattibilità per trasformare il lago di Sant’Omero in un grande invaso al sevizio della comunità, in modo da mitigare il più possibile l’impatto delle continue crisi idriche. Invito tutti gli attori istituzionali coinvolti, a partire dall’Unione dei Comuni della Val Vibrata, a portare avanti questo progetto che porterebbe ad una soluzione definitiva di un annoso problema. Per ultimo, insieme all’invaso potrebbe essere programmato anche il contratto di fiume del torrente Vibrata, strumento di governo fondamentale per l’asta fluviale in connessione con le esigenze turistiche, ambientali e naturali del nostro territorio».
Il Centro studi di Confartigianato ha rilevato che sono 1.312 le imprese artigiane abruzzesi che operano nei comparti manifatturieri con la maggiore intensità di utilizzo dell'acqua e che sono a rischio emergenza a causa della situazione che si ripropone ogni estate: 356 nel Teramano per un totale di 1.274 addetti. Molte di queste aziende, poi, si trovano proprio in Val Vibrata.
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