Lascia i domiciliari: «Meglio il carcere»

Condannato per spaccio non trova l’amico che deve ospitarlo e torna a Castrogno: «Non so dove andare, riprendetemi»
TERAMO. In questa Italia più volte condannata dalla Corte Europea «per il trattamento inumano e degradante dei detenuti nelle carceri» si possono ancora strappare storie diverse. Come quella del 30enne marocchino condannato per spaccio ed evaso dai domiciliari per rientrare in carcere.
La cronaca si srotola in meno di 24 ore: tanto, infatti, durano i domiciliari. Mercoledì mattina per l’uomo, da qualche tempo detenuto nel carcere di Castrogno per scontare una condanna legata a spaccio di droga, arriva l’ok del giudice che gli ha concesso i domiciliari a Spinetoli, nell’Ascolano, nella casa di un suo connazionale, amico di vecchia data. Ma quando l’uomo arriva nella località marchigiana non trova nessuno: l’amico è stato sfrattato e nella casa che avrebbe dovuto ospitarlo non c’è nè acqua nè corrente elettrica interrotte per morosità.
Altri posti dove andare l’uomo non li ha. Se non il carcere. Così prende un autobus e da Spinetoli torna a Teramo. Si presenta a Castrogno e all’agente di polizia penitenziaria dell’ingresso dice: «Sono evaso dai domiciliari e non so dove andare, mi dovete riprendere».
È stato accontentato: su disposizione del magistrato di turno (il pm Laura Colica) gli agenti di polizia penitenziaria lo hanno arrestato per evasione visto che lui dai domiciliari era effettivamente evaso per... tornare in carcere. Nelle prossime ore è prevista l’udienza davanti al giudice per direttissima.
Può far sorridere la storia di questo trentenne marocchino, come fa sorridere il Totò che nel film di Rossellini "Dov'è la Libertà" racconta il barbiere Lojacono che, uscito di galera dopo aver scontato una condanna per omicidio, passa da un parente all'altro fino a quando, amareggiato e deluso, decide di tornare in carcere. Era il 1952 e Rossellini raccontava l'Italia del dopoguerra: non c'erano le carceri sovraffollate, il futuro era a portata di tutti e il principe de Curtis sapeva far ridere anche con il barbiere Lojacono. Ma il detenuto rientrato a Castrogno non è Lojacono: è un uomo che per pagare il suo debito con la giustizia deve tornare in cella perchè non sa dove andare. Può solo rientrare in carcere.
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