Lavori alla scuola Risorgimento: la Procura chiede l’archiviazione

Tre indagati tra cui l’ex sindaco Maurizio Brucchi, il dirigente comunale Bernardi e un imprenditore Per il pm «è prevalso l’interesse pubblico di garantire agli alunni una struttura sicura in caso di sisma»
TERAMO. La Procura chiede d’archiviare l’inchiesta sui lavori alla scuola elementare Risorgimento che tra i tre indagati vede l’ex sindaco Maurizio Brucchi e lo fa con una motivazione che mette in capo la necessità di garantire sicurezza nelle scuole. Così, infatti, in un passaggio della richiesta scrive il procuratore Ettore Picardi: «In definitiva non appare nemmeno potersi escludere che l’operato dell’amministratore pubblico sia stato effettivamente determinato dalla necessità di dover far fronte a preminenti interessi pubblici quali garantire ad alunni in tenera età di frequentare una struttura scolastica che garantisse sicurezza in caso di ulteriori eventi sismici – risultando effettivamente insistenti le pressioni esercitate da parte dei genitori, che spesso si costituivano in comitati, affinché si eseguissero opere antisismiche prima della loro riapertura minacciando di non far rientrare a suola i propri figli – e la necessità di svolgere dette opere nel più breve tempo possibile così da consentire una rapida riapertura degli istituti».
L’inchiesta è quella aperta nel 2019 su alcuni lavori di messa in sicurezza fatti tra il 2016 e il 2018 nella scuola elementare Risorgimento con le indagini delegate al nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Teramo dal pm Andrea De Feis (nel frattempo entrato in servizio alla Procura di Bologna con il successivo passaggio del fascicolo al procuratore).
Gli indagati sono, oltre all’ex sindaco Brucchi (difeso dall’avvocato Giovanni Gebbia), il funzionario dell’area lavori pubblici manutenzione del Comune Remo Bernardi (difeso dall’avvocato Renzo Di Sabatino) e l’imprenditore Andrea Fabbii, legale rappresentante della Edil Fabbi, l’impresa affidataria dei lavori (difeso dall’avvocato Gennaro Lettieri). L’ipotesi di reato contestato è quella di abuso d’ufficio. Al centro dell’indagine l’affidamento di lavori per un importo complessivo di 468mila euro. Secondo la ricostruzione iniziale dell’autorità giudiziaria gli affidamenti dei lavori di messa in sicurezza in somma urgenza sarebbero stati dati come contropartita per dei lavori non pagati. Ma, scrive il procuratore nella richiesta di archiviazione, «gli esiti delle articolate indagini condotte dalla polizia economico finanziaria della guardia di finanza, sulla base delle memorie difensive e degli interrogatori resi da Brucchi e Bernardi non appaiono idonei a poter sostenere l’accusa in giudizio. Da un lato infatti si deve osservare che non sufficientemente idonei appaiono gli elementi, raccolti in ordine a una diretta e voluta connessione fra le condotte riscontrate e la volontà agevolativa svolta in favore di Fabbii. Seppur documentata l’ esistenza di una pretesa economica da parte di Fabbii verso l’amministrazione comunale di Teramo, troppo flebili, in relazione invece al grado di intensità necessari, appaiono gli elementi che ne possano confermare la sostenibilità in giudizio, circa una voluta condotta antigiuridica tenuta dall’ex sindaco e dal dirigente del Comune di Teramo al solo fine di procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale al Fabbii affinché quest’ultimo desistesse dal proseguire nelle proprie pretese. Invero, infatti, Fabbii non risulti abbia rinunciato in alcun modo alle proprie pretese economiche. Non vanno quindi oltre la mera suggestione ipotetica e il grado di illazione o sospetto le attribuzioni di intenzione dell’agente volta a favorire i soggetti interessati dalle opere in questione, peraltro tutte riconducibili a reali esigenze di ricostruzione post-sisma, ripristino dell’edilizia scolastica e sicurezza dei giovanissimi studenti».
Ora la richiesta d’archiviazione passa all’esame del gip che dovrà decidere se accoglierla o meno.
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