Lavori da 55 milioni per l’acqua sicura

14 Novembre 2017

Vertice a Palazzo Chigi per programmare tutti gli interventi

TERAMO. Accelerazione nei lavori di messa in sicurezza del sistema Gran Sasso. Venerdì scorso si è svolta a Palazzo Chigi una riunione di “Italia sicura”, l’unità di missione che si occupa del servizio idrico integrato. Si è parlato dei problemi legati alla siccità, ma anche della situazione di emergenza dell’acquifero del Gran Sasso.
Alla riunione, convocata dal coordinatore di “Italia sicura” Erasmo De Angelis, hanno partecipato il presidente del Ruzzo Antonio Forlini e il direttore Domenico Giambuzzi, il direttore tecnico della Gran Sasso acqua Aurelio Melaragno e il dirigente del servizio valutazioni ambientali della Regione Domenico Longhi.
«Siamo nella fase progettuale», esordisce Antonio Forlini, «sono previsti vari interventi. Bisogna fare dei nuovi dreni (dei buchi in cui si inseriscono tubi in acciaio attraverso cui viene captata l'acqua, ndr) per allontanarsi più di 200 metri dalla galleria autostradale, come prevede la normativa in materia. Poi è previsto il completamento delle tubazioni in acciaio avviate dal commissario Balducci (nei precedenti lavori di messa in sicurezza, ndr) ma mai messe in esercizio per completare il totale isolamento: attualmente le acque captate finiscono in un canale di cemento armato, realizzate ai tempi del cantiere autostradale». Ora ci sono due tubi che corrono in parallelo alle due gallerie, ma non sono mai stati completati. Questo intervento è importante perchè il cemento, per quanto spesso, risulta comunque permeabile.
C’è poi un terzo intervento. «Probabilmente sarà necessario un sistema di microfiltrazione», aggiunge il presidente del Ruzzo, «infatti durante i lavori, andando a lavorare sulle captazioni, l'acqua tenderà a intorbidirsi. Sarà dunque necessario un sistema per eliminare le impurità».
Lavori imponenti, dunque, ma indispensabili. Una prima stima dei costi già c’è.
«I costi si sapranno con precisione solo nella successiva fase di progettazione», osserva Forlini, «ma si prevede che si aggirino sui 50-55 milioni di euro. Ma potrebbe essere una stima per difetto: si tratta di opere complesse, in un ambiente complicato. Ora bisogna fare progettazione più accurata per vedere se queste opere vanno bene e se i costi sono quelli».
La posta in gioco è alta, d’altronde lo stesso vicepresidente della Regione Giovanni Lolli, ha annunciato che quella del Gran Sasso è stata dichiarata emergenza nazionale che scaturisce dalla difficile convivenza fra il più importante laboratorio italiano, il più importante acquifero del Centro sud e un’autostrada che è vettore nazionale.
E anche nella riunione di venerdì a Palazzo Chigi sono stati tutti concordi che il periodo in cui realizzare i lavori, come annunciato da Lolli, è la prima metà del 2019 perchè allora l’autostrada dovrà allargare i bypass fra le due canne: i lavori andranno fatti in contemporanea per ridurre i disagi.
Forlini illustra il cronoprogramma a grandi linee: la prima metà del 2018 sarà impiegata per fare tutta progettazione; nella seconda metà servirà alla preparazione ai lavori, ad esempio rendendo operativo l’impianto di microfiltrazione. E poi nel 2019 saranno eseguiti i lavori in galleria.
Nel frattempo pare probabile che la Regione rinnoverà l’autorizzazione alle captazioni al Ruzzo. La deroga scade a fine dicembre e in caso non ci sia un rinnovo l’intera provincia di Teramo resterebbe a secco. «Nelle more delle attività per la messa in sicurezza può essere data l'autorizzazione alla captazione», osserva infatti Forlini, «anche perchè non ci sono alternative».
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