Lavori fermi, ditta chiede 230mila euro

11 Marzo 2016

È una delle conseguenze dello stop al contratto di quartiere della Cona. Il Pd: andati in fumo i soldi stanziati nel 2005

TERAMO. Il contratto di quartiere della Cona rischia di trasformarsi da risorsa a danno per il Comune. E' la situazione paradossale descritta nel consiglio comunale di ieri dal capogruppo del Pd Gianguido D'Alberto che ha evidenziato la richiesta di risarcimento da parte di una ditta teramana, la "Ifc Impresa carpenterie fondazioni", per lavori affidati, sospesi e mai riavviati dall'ente tra quelli rientranti nell'intervento pubblico-privato.

La società chiede un indennizzo di 230mila euro perché l'amministrazione dopo dieci anni non ha ancora sbloccato la realizzazione di un percorso pedonale destinato a collegare tra loro le scuole del quartiere. «L'opera fu fermata nel 2006 per la presenza di amianto e altri rifiuti nell'area interessata», spiega il consigliere, che riassume così la posizione della ditta, «ma nel frattempo non sono stati né rimossi gli ostacoli né modificato il progetto». La Ifc ha dunque citato in giudizio l'ente per farsi riconoscere il danno economico subìto nell'inutile attesa che l'intervento fosse riattivato. La beffa aggiuntiva sta nel fatto che il Comune per l'allestimento di quel percorso disponeva di 550mila euro stanziati dalla Regione, ma del finanziamento si sono perse le tracce. Di sicuro, secondo il capogruppo democratico, una parte dei cinque milioni di euro assegnati nel 2005 al contratto di quartiere della Cona sono andati in fumo. Per il consigliere, inoltre, l'amministrazione deve rilanciare la proposta di spostamento della centrale elettrica che si trova nel quartiere, sfruttando il piano di delocalizzazione del propri impianti messo a punto dall'Enel.

D'Alberto in aula è tornato alla carica anche sulle responsabilità politiche dell'amministrazione nella procedura per l'affidamento in gestione del cineteatro comunale. Secondo lui c'è il pericolo di un ricorso al Tar che annulli l'assegnazione dell'incarico alla Solti di Velletri ed eventuali errori non possono essere accollati solo agli uffici. L'assessore al patrimonio Rudy Di Stefano ha ribadito, però, che gli atti dell'appalto del cineteatro sono di natura dirigenziale. «Non posso entrare nel merito delle decisioni dalla commissione che ha seguito la gara», ha affermato rivolgendosi a D'Alberto, «anche se condivido i suoi timori». Di Stefano ha dunque auspicato l'esame delle carte da parte della commissione di garanzia «purché sia fatto in modo serio, distinguendo il ruolo dirigenziale da quello politico».

In aula è approdata anche la polemica sulla palestra appena inaugurata a Villa Pavone. Il capogruppo del Movimento 5 stelle Fabio Berardini, infatti, ha chiesto spiegazioni sull'utilizzo della struttura prendendo spunto dalle contestazioni mosse sull'argomento dal presidente del comitato di quartiere Giuliano Lucenti. Quest'ultimo si è schierato contro la scelta dell'amministrazione di destinare l'impianto, realizzato con 470mila euro di fondi pubblici, alla ginnastica artistica escludendolo di fatto dalla fruizione da parte della collettività. Secondo l'assessore ai lavori pubblici Giorgio Di Giovangiacomo l'impianto avrà comunque una destinazione polivalente perché la "buca paracadute" necessaria alla ginnastica artistica è collocata oltre il perimetro dello spazio utilizzabile per altre discipline. Di Giovangiacomo, rispondendo sempre al capogruppo grillino, ha annunciato che la Provincia ha accolto la proposta di trasferimento dell'edicola di largo San Matteo nell'atrio dell'ex provveditorato.

Maria Rita Santone, invece, ha chiesto aggiornamenti sui fondi per gli asili nido. Lo spunto è servito all'assessore all'istruzione pubblica Piero Romanelli per chiarire che la Regione ha appena emesso un bando con cui ripartirà tra i Comuni 3,5 milioni da destinare a strutture e servizi scolastici. La somma, da definire, che arriverà a Teramo eviterebbe per l'annualità 2016-2017 l'esternalizzazione di uno o più asili.

Gennaro Della Monica

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