Lavori in casa dell’ex assessore: le intercettazioni restano fuori

5 Novembre 2021

Accolte le eccezioni delle difese sulla non utilizzabilità, tutti gli imputati scelgono il rito abbreviato Il pm contesta l’abuso d’ufficio all’ex dirigente Mastropietro, Di Filippo, Di Giacinto e Di Giambattista 

TERAMO. A motivare la decisione una lunga e circostanziata ordinanza puntellata dai tanti recenti pronunciamenti della Cassazione dopo la sentenza Cavallo: è così che in aula il gup Lorenzo Prudenzano dice no all’utilizzo delle intercettazioni nel nuovo procedimento Castrum accogliendo le eccezioni della difesa e respingendo le certosine argomentazioni della Procura (Andrea De Feis il pm titolare del fascicolo).
Per il giudice prevale il pronunciamento della Suprema Corte che ha stabilito il divieto di utilizzo di intercettazioni disposte per un procedimento e quindi un reato diverso da quello per cui si procede. Dopo la lettura dell’ordinanza, le difese dei quattro imputati hanno chiesto il rito alternativo dell’abbreviato che si svolgerà a gennaio.Il procedimento approdato in udienza preliminare è una costola del maxi processo di primo grado che nel 2019 ha portato a 24 anni di condanne complessive per corruzione e tentata concussione. La Procura contesta il reato di abuso d’ufficio a Maria Angela Mastropietro, all’epoca dei fatti (tra il 2016 e il 207) dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova (ora sospesa), al marito Stefano Di Filippo nella sua veste di imprenditore, all’ex assessore comunale di Giulianova Nello Di Giacinto nella sua veste di privato e dell’ex amministratore della Giulianova Patrimonio Filippo Di Giambattista nella sua veste di libero professionista. Il caso è quello dello smaltimento delle acque dal cantiere di costruzione dell’abitazione dell’ex assessore Di Giacinto. Solamente per quell’episodio Di Giacinto, nella sua veste di privato, era finito imputato nel maxi processo con l’accusa di corruzione insieme a Mastropietro e Di Filippo, la cui impresa edile stava realizzando l’abitazione, e a Di Giambattista direttore dei lavori nel cantiere dell’abitazione. A fine processo il collegio giudicante con una ordinanza aveva ravvisato per questo specifico capo d’imputazione l’assenza del reato di corruzione (per cui c’è stata l’assoluzione) riqualificando in abuso d’ufficio e rinviando gli atti alla Procura. Su questo De Feis ha aperto un nuovo fascicolo contestando a tutti l’abuso d’ufficio in concorso.
Così si legge nell’avviso di conclusione delle indagini: «In particolare Maria Angela Mastropietro compiva atti contrari ai doveri d’ufficio e in violazione delle norme indicate intenzionalmente procurando ingiusti vantaggi patrimoniali a Nello Di Giacinto, Filippo Di Giambattista e al proprio coniuge Stefano Di Filippo tra i quali plurime indebite pressioni e richieste presso la Ruzzo Reti, al fine di far rilasciare in favore di Nello Di Giacinto l’autorizzazione a smaltire le acque di falda e di cantiere nella condotta delle acque nere». Nel processo di primo grado (l’Appello non è stato ancora fissato), il tribunale nel 2019 ha accolto la tesi accusatoria della Procura di un presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova condannando a 5 anni la Mastropietro , a 5 anni Di Filippo, a 5 anni e sei mesi i fratelli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni, a un anno e 8 mesi Carmine Zippilli e a un anno e due mesi Ennio Di Saverio.
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