Lavori in casa dell’ex assessore: è scontro sulle intercettazioni

Il pm contesta l’abuso d’ufficio all’ex dirigente Mastropietro, a Di Filippo, Di Giacinto e Di Giambattista Le difese sollevano eccezioni sull’utilizzabilità e il giudice si riserva, a novembre nuova udienza
TERAMO. La storia si ripete. Anche nelle aule di tribunale. E soprattutto dopo che le Sezioni unite della Cassazione con la recente sentenza Cavallo ha stabilito il divieto di utilizzo di intercettazioni disposte per un procedimento diverso da quello per cui si procede. E allora, così come già successo per il primo procedimento Castrum, anche il nuovo si apre all’insegna dello scontro tra Procura e difese sull’ammissibilità delle intercettazioni. Le eccezioni sollevate dagli avvocati difensori nell’udienza preliminare di ieri e la diversa valutazione della Procura sono ora all’esame del gup Lorenzo Prudenzano che dovrà decidere nella prossima udienza del 4 novembre.
Il procedimento che ieri è approdato in udienza preliminare è una costola del maxi processo di primo grado che nel 2019 ha portato a 24 anni di condanne complessive per corruzione e tentata concussione. La Procura (pm Andrea De Feis) ora chiede il giudizio per quattro a cui viene contestato il reato di abuso d’ufficio: si tratta di Maria Angela Mastropietro, all’epoca dei fatti (tra il 2016 e il 207) dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova (ora sospesa), del marito Stefano Di Filippo nella sua veste di imprenditore, dell’ex assessore comunale Nello Di Giacinto nella sua veste di privato e dell’ex amministratore della Giulianova Patrimonio Filippo Di Giambattista nella sua veste di libero professionista.
Il caso è quello dello smaltimento delle acque dal cantiere di costruzione dell’abitazione dell’ex assessore Di Giacinto. Solamente per quell’episodio Di Giacinto, nella sua veste di privato, era finito imputato nel maxi processo con l’accusa di corruzione insieme a Mastropietro e Di Filippo, la cui impresa edile stava realizzando l’abitazione, e a Di Giambattista direttore dei lavori nel cantiere dell’abitazione. A fine processo il collegio giudicante con una ordinanza aveva ravvisato per questo specifico capo d’imputazione l’assenza del reato di corruzione (per cui c’è stata l’assoluzione) riqualificando in abuso d’ufficio e rinviando gli atti alla Procura. Su questo De Feis ha aperto un nuovo fascicolo contestando a tutti l’abuso d’ufficio in concorso. Così si legge nell’avviso di conclusione delle indagini: «In particolare Maria Angela Mastropietro compiva atti contrari ai doveri d’ufficio e in violazione delle norme indicate intenzionalmente procurando ingiusti vantaggi patrimoniali a Nello Di Giacinto, Filippo Di Giambattista e al proprio coniuge Stefano Di Filippo tra i quali plurime indebite pressioni e richieste presso la Ruzzo Reti, gestore del servizio idrico integrato e gestore, tra le altre cose, anche della rete fognaria dei comuni teramani, tra i quali anche quella del Comune di Giulianova, al fine di far rilasciare in favore di Nello Di Giacinto l’autorizzazione a smaltire le acque di falda e di cantiere nella condotta delle acque nere, autorizzazione richiesta dal Di Giacinto con atto assunto al protocollo del 7-06-2016 della Ruzzo reti, il tutto in violazione dell’articolo 6 bis della legge 241 del 1190 che impone al pubblico ufficiale di astenersi in caso di conflitto di interessi». Nel maxi processo di primo grado (l’Appello non è stato ancora fissato), il tribunale teramano nel 2019 ha accolto in pieno la tesi accusatoria della Procura di un presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova condannando a 5 anni la Mastropietro (secondo l’accusa il dominus del presunto sistema pronta a favorire privati nella sua veste di dirigente in cambio di lavori all’ impresa del marito), a 5 anni Di Filippo, a 5 anni e sei mesi i fratelli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni, a un anno e 8 mesi Carmine Zippilli e a un anno e due mesi Ennio Di Saverio.
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