Lavori nelle scuole, chiesta l’archiviazione

13 Gennaio 2020

L’inchiesta sull’utilizzo dei fondi per la messa in sicurezza di 32 edifici: per i magistrati non sono stati commessi reati

TERAMO. È con una richiesta d’archiviazione che la Procura teramana mette un primo punto fermo nella maxi inchiesta su scuole e terremoto, quella aperta nei giorni delle scosse senza fine e della paura diventata una seconda pelle per genitori mai sufficientemente rassicurati sulle condizioni degli edifici. Dopo due anni di indagini e accertamenti con tanto di consulenze affidate a tecnici, tra cui quelli impegnati nel post sisma dell’Aquila, la Procura rimette al gip un voluminoso carteggio per sostenere l’assenza di quelle ipotesi di reato delineate nell’iscrizione del fascicolo a carico di ignoti e senza indagati: omissioni d’atti d’ufficio e omissione di lavori in edifici che minacciano rovina. Nel carteggio, naturalmente, non si entra nel merito della sicurezza delle scuole ma si stabilisce solo l’assenza dei reati inizialmente ipotizzati.
Una maxi indagine aperta sui 32 istituti scolastici teramani, a partire dagli asili fino alle superiori (praticamente tutti), con un obiettivo: accertare che le normative fossero state rispettate, a cominciare proprio dalla presenza di quel documento di valutazione dei rischi, in cui è previsto quello sismico, che deve fotografare la realtà dei vari istituti scolastici alla luce delle tante norme previste. Ma anche stabilire in che modo siano stati usati i fondi post-sisma stanziati per mettere a norma le scuole dopo il terremoto dell’Aquila. E questo proprio per capire il perché scuole destinatarie di fondi per lavori antisismici dopo le scosse del 24 agosto e del 30 ottobre del 2016 si siano ritrovate con tanto di crepe e lesioni a minare la sicurezza di alunni e insegnanti.
L’inchiesta (coordinata dal procuratore Antonio Guerriero e affidata al pool di pm composto da Andrea De Feis, Davide Rosati e Luca Sciarretta (nel frattempo entrato in servizio alla Procura di Pescara) ) era nata dopo la presentazione di vari esposti da parte dei comitati di genitori.
Tra gli obiettivi da chiarire, con tanto di delega specifica alla polizia giudiziaria, dunque, anche quello di accertare in che modo fossero stati usati i fondi post sisma stanziati per mettere a norma le scuole dopo il terremoto dell’Aquila e il rispetto delle ultime normative. Come quelle introdotte dopo il terremoto in Puglia e Molise del 2002, quello della tragedia della scuola di San Giuliano: dopo quei fatti è stata emanata l'ordinanza del presidente del consiglio dei ministri del 20 marzo 2003 che riclassifica l’intero territorio nazionale in quattro zone a diversa pericolosità, eliminando le zone non classificate e introduce l’obbligo per gli enti proprietari di procedere alla verifica sismica degli edifici strategici e di quelli rilevanti per finalità di protezione civile. Tra questi ultimi ci sono proprio le scuole.
La richiesta d’archiviazione della Procura ora deve superare l’esame del gip che dovrà stabilire se accoglierla o disporre nuove indagini. Intanto, proprio nei giorni scorsi, il comitato dei genitori è tornato all’attacco per chiedere all’amministrazione comunale di Teramo la convocazione di un tavolo.
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