Lavoro, quasi inesistenti le misure di sicurezza

13 Marzo 2020

I sindacati denunciano: le mascherine sono introvabili, non rispettate le distanze Boccanera (Fim Cisl): smart working negato a una donna incinta. Urgono controlli

TERAMO. E’ molto difficile calare le misure di sicurezza previste dai decreti nelle diverse realtà lavorative. Sono centinaia in provincia i lavoratori in fibrillazione perchè non si sentono al riparo dal contagio sul posto di lavoro. «Un'azienda di Villa Zaccheo ieri ha rifiutato lo smart working a una donna incinta che ne aveva fatto richiesta. E' inaccettabile che ci siano “padroni” che pensano solo al profitto». Marco Boccanera, segretario della Fim Cisl sollecita «le aziende ad adottare presidi per salvaguardare la salute dei lavoratori. E quindi igienizzanti, tenere i bagni puliti, agevolare lo smart working, dove possibile, fornire mascherine e guanti. Molte aziende si stanno attivando ma i primi ordini di mascherine vengono sdoganati il 30 marzo: la Regione dovrebbe dare una mano a reperirle. Le mense poi devono essere pulite. E poi ci vuole flessibilità sul tempo di vestizione: ora non possono farlo tutti insieme, oltre ad agevolare le ferie per chi ha bisogno. Le aziende che non fanno tutto questo devono chiudere. Ci devono essere controlli serrati di ispettorato del lavoro e carabinieri». Anche per Mirco D’Ignazio, segretario della Fiom Cgil in realtà decreto non viene rispettato. Le mascherine non si trovano sul mercato. Non si dice nel testo chi si assume le responsabilità di fermare le aziende che non operano in sicurezza, chi deve fare i controlli, chi deve mettere in atto con celerità le decisioni da prendere. Francamente è pilatesco dire che si deve lavorare dove si sta in sicurezza».
Intanto arriva l’appello di un lavoratore dell’Alfa Gomma: «Considerando alta l'età media dei lavoratori, quasi tutti abbiamo genitori anziani a casa. Tutti sappiamo la fragilità che hanno i vecchi difronte al virus. Chiedo al presidente di interrompere per un periodo l'attività produttiva del sito di Teramo evitando a noi lavoratori di uscire da casa e contrarre il virus». «Secondo me», aggiunge Giampiero Dozzi, segretario Filctem Cgil, «l’applicazione integrale del decreto non è possibile in nessuna fabbrica. Se si è organizzati per linee produttive è difficile che i lavoratori non entrino in contatto i colleghi. Non sono in grado di dire se una fermata totale in Italia è possibile dal punto di vista dei costi. Ma c'è allarme in tutte le fabbriche. Stiamo provando a vedere se è possibile che soli i capireparto vengano in contatto con i singoli lavoratori, con i dispositivi di protezione. Ma non sappiamo se è fattibile».
Non va meglio fuori dalle fabbriche. Natascia Innamorati della Filcams Cgil individua lavori critici: «Il personale impiegato nelle pulizie e nelle mense negli ospedali: il primo fa turni massacranti e il secondo non dispone di tutti i presidi di sicurezza. L'appello ai sindaci è andarsi a fare un giro nei supermercati. Noi abbiamo chiesto di ottemperare alle misure ma non tutti mettono chi controlla gli ingressi o le distanze, in pochi hanno montato il plexiglass o fornito mascherine e detergenti». (a.f.)
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