Le case vicine alla frana saranno demolite

Sono sei palazzine che ospitavano 120 persone già sfollate. Il sindaco: «Pensiamo di ricostruirle a Piane Nocella»
CAMPLI. Nove mesi dopo la frana ingoia presente e ricordi. Perchè in questa provincia squassata la terra cede cancellando colline da cartolina e spostando interi centri urbani. E’ successo a Ponzano, succede a Castelnuovo di Campli. Le sei palazzine sgomberate in quei drammatici giorni di febbraio, quando il fronte sembrava allargarsi di ora in ora, dovranno essere abbattute: così hanno stabilito gli esperti della Protezione civile nazionale e regionale, i tecnici delle università di Chieti e Firenze che in questi mesi hanno studiato ogni movimento, ogni spostamento, anche quello apparentemente impercettibile. E che oggi sono impegnati nei lavori di messa in sicurezza di tutta l’area ancora in corso. I 120 residenti appartenenti a 25 nuclei familiari da febbraio si sono spostati in altri alloggi, ma ora dovranno dire addio per sempre a quelle case e a quell’area. Perchè, una volta demoliti, gli edifici dovranno essere ricostruiti altrove.
Spiega il sindaco di Campli Pietro Quaresimale: «Gli esperti della Protezione civile ci hanno detto che in quell’area non si potrà più ricostruire e per questo è necessario delocalizzare. Come amministrazione comunale abbiamo individuato un’area a Piane Nocella, vicino al palasport e alla zona in cui sorgerà il nuovo polo scolastico. Però vogliamo che sia una soluzione condivisa e per questo faremo degli incontri con i cittadini interessati dalla delocalizzazione proprio per decidere insieme a loro quello che bisogna fare». I lavori per la messa in sicurezza dell’area interessata dalla frana sono già iniziati e sono stati suddivisi in vari lotti: complessivamente è stato stanziati circa un milione e mezzo di fondi, tutto della Protezione civile nazionale. Inizialmente sono stati fatti degli interventi di gabbionatura del corso d’acqua che scorre a valle e successivamente gli altri interventi. Che prevedono l’ impermeabilizzazione dell’area. «Questa fase», spiega il vice sindaco Federico Agostinelli, «dovrebbe iniziare a breve, probabilmente subito dopo le festività natalizie». L’obiettivo è quello di contenere un movimento del terreno che inizialmente ha rischiato di far venire giù tutto il versante. Una frana imponente all’epoca rimbalzata sui tg nazionali tra lacrime e paura. Quelle dei tanti residenti della zona che da un giorno all’altro hanno dovuto lasciare i loro alloggi dopo che un boato ha stravolto per sempre le loro vite. Oggi usufruiscono del contributo per l’autonoma sistemazione. «Dopo l’avviso della Protezione civile», spiega ancora il primo cittadino, «abbiamo dato loro un tempo massimo di quindici giorni per tornare a prendere tutto quello che hanno lasciato nelle loro case. Certo non sarà facile per nessuno di loro cancellare i ricordi di una vita, ma gli esperti della Protezione civile ci hanno detto che in quell’area le case non potranno essere ricostruite». Quelle sei palazzine non saranno le prime ad essere demolite. Perchè qualche settimana dopo la grande frana la casa sull’orlo del cratere, quella immortalata nelle foto e nei video che all’epoca fecero il giro dei social, venne abbattuta proprio per consentire l’avvio dei lavori di messa in sicurezza. La prima demolizione di quello che oggi è un quartiere fantasma.
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