Le donne ai tempi del Covid Indagine sulle vite stravolte
Provincia e università avviano una ricerca con questionari online e cartacei La consigliera Costantini: «Tra figli e lavoro hanno pagato il prezzo più caro»
TERAMO. Come e quanto la pandemia ha cambiato la vita delle donne? E' il tema attorno al quale ruota una indagine promossa dalla Provincia di Teramo in collaborazione con l'università teramana che mira a comprendere quali dinamiche sociali, professionali e familiari si siano innescate con il Covid. Le donne, è pacifico, sono quelle che hanno pagato e continuano a pagare il prezzo più alto sotto ogni profilo: il lockdown e poi tutte le restrizioni connesse all'emergenza sanitaria ne hanno stravolto l'ultimo anno di vita fra scuole chiuse e figli da gestire a casa, anziani da accudire, lavoro da difendere, casa da curare e rapporti famigliari spesso già turbolenti da gestire.
Per capire in che termini e fino a che punto le donne hanno patito la pandemia è stata avviata l'indagine conoscitiva tramite questionari anonimi rivolti alle teramane dai 18 anni di età in su. Una ricerca che non è fine a se stessa, ma diventerà la base sulla quale costruire servizi e azioni sociali. Uno strumento utile anche per la programmazione pluriennale della Provincia e a intercettare fondi europei per concretizzare i progetti rivolti alle donne del teramano. La ricerca è stata presentata ieri mattina in Provincia dalla consigliera delegata alle parità opportunità Beta Costantini, da Annapaola Di Dalmazio del servizio politiche sociali della Provincia, dalla responsabile dell'ufficio stampa dell'Ente Pina Manente e dalla professoressa di sociologia dell'UniTe Agnese Vardanega. Il questionario potrà essere compilato online sul sito della Provincia, ma è stato realizzato anche cartaceo per «non tenere fuori dall'indagine quelle donne che per età o mancanza di strumenti non sanno o possono accedere a internet». Sarà perciò disponibile nei centri per l'impiego, nei patronati, nelle associazioni di categoria segnalato da una locandina informativa.
I dati raccolti da qui a un mese saranno elaborati dalla professoressa Vardanega e resi noti all'ente. «L'analisi che ne verrà fuori ci permetterà di capire quali azioni mettere in campo per garantire un contesto più equo», ha detto la Di Dalmazio. L'auspicio è che siano in tante a partecipare all'indagine per avere un campione il più vasto possibile. «Alla raccolta di informazioni sulle ricadute che la pandemia stava avendo sulle donne della nostra provincia abbiamo iniziato a pensarci un anno fa, quando si è evidenziato quanto il lockdown sanitario stesse impattando, in negativo, sulla loro vita», ha detto Beta Costantini, «le voci delle donne, quella dei servizi sociali, le indagini dell’Istat, hanno certificato un fenomeno di pesante arretramento in termini di autonomia finanziaria mentre è aumentato a dismisura il carico di lavoro per figli, per la cura degli anziani, malati e disabili. La pandemia, insomma, ha mostrato tutta la fragilità di una struttura sociale con servizi pubblici inadeguati». Vardanega ha sottolineato la finalità concreta dell'indagine, che non guarda solo all'aspetto accademico ma anche a quello pratico, inteso come indirizzo delle future politiche sociali da attuare: «Il questionario è rivolto a donne e ragazze: ci interessa molto anche questo segmento della società, le giovani donne, studentesse, in cerca di lavoro».
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