Le donne guidano un’azienda su quattro

Teramo è al secondo posto in Abruzzo. Di Sante: «Aumentano in settori nuovi e strategici, come i servizi finanziari»
TERAMO. Tante imprenditrici donne, in provincia di Teramo, su 36.201 aziende, 9098 sono femminili. Donne dinamiche e intraprendenti, dunque, caratteristiche testimoniate dal cosiddetto tasso di femminilizzazione che è del 25,13%, il secondo in Abruzzo dopo quello di Chieti, del 28,85%. Ad analizzare la situazione dell’imprenditoria femminile è Tiziana Di Sante, presidente del comitato per la promozione dell'imprenditorialità femminile della Camera di commercio di Teramo e anche di di Confcommercio Terziario Donna.
«E’ importante l’evoluzione nella qualità delle imprese», fa notare, a fianco di settori tradizionali come agricoltura, commercio, alloggio, ci sono dati innovativi: le attività finanziarie e assicurative. Un incremento collegato anche alla realizzazione in provincia di campagne di educazione finanziaria. La lotta alla disparità di genere si conduce attraverso l’autonomia finanziaria delle donne: molte associazioni, fra cui il Soroptimist, organizzano lezioni alle donne proprio su concetti basilari della finanza – ad esempio che cosa sono azioni o conti correnti – perchè è stato visto che molte donne non gestiscono il proprio patrimonio. E la dipendenza economica può diventare dipendenza emotiva. E questo ci rende più esposte alla violenza». Di Sante si riferisce al fatto che su 532 attività finanziarie e assicurative 123 (il 23,31%) sono gestite da donne. Notevoli anche le attività di supporto alle imprese e agenzie di viaggi “in rosa”, che sono il 30,41% del totale. «E’ un cambio di livello importante», rimarca.
Così come è importante la presenza di imprese femminili nei servizi alla persona. «Se nei servizi in generale abbiamo raggiunto la parità di genere, in quelli alla persona le imprese femminili sono l'88%», osserva la presidente del comitato, «un settore prezioso, quello dei servizi, perchè non è delocalizzabile, a differenza della produzione che può essere spostata all'estero. Attività preziose perchè legate al territorio e che generano indotto: insomma, le imprese femminili creano lavoro. Si attivano circoli virtuosi e non viziosi».
Certo, nel rapporto fra donne e lavoro, autonomo o dipendente, pesano «la mancanza di servizi all'infanzia, di un welfare efficiente. Questo causa l’abbandono del lavoro al primo figlio. Spesso assistiamo a mobbing: la donna torna al lavoro dopo la maternità e non ha più scrivania o il suo lavoro lo fanno altre».
Per il futuro, Tiziana Di Sante ripone fiducia nelle startup innovative. Ma a patto che la formazione dei futuri imprenditori inizia dalla scuola «per questo ritengo che l'alternanza scuola lavoro vada fatta nelle aziende, se non ci sono percorsi di simulazione d'impresa ben fatti nella scuola. Ad esempio con il progetto “Green jobs” stiamo portando avanti all'Einsein un progetto di educazione imprenditoriale simulando un'impresa bio. L'imprenditoria è uno schema mentale, tutti i ragazzi dovrebbero fare un'esperienza simile: è un importante per un arricchimento, indipendentemente se vuoi o meno fare l'imprenditore». E per quanto riguarda i settori, vede “in rosa” le imprese nella tutela e valorizzazione dell'ambiente: «le imprese femminili sono sempre più sensibili al sociale e all'ambiente, siamo portate a tutelare anche l'ambiente circostante». Nel presente, come in futuro, il comitato della Camera di commercio continuerà a sostenere le imprese femminili, esistenti e in embrione, grazie a bandi con finanziamenti a fondo perduto per donne e giovani. E poi la sensibilizzazione dei ragazzi sull'importanza dell'imprenditorialità femminile, superando stereotipi fra lavoro femminile e maschile. E percorsi di "bilancio delle competenze" per donne che si reimmettono nel mercato del lavoro, a cui viene offerto sostegno per i propri progetti di impresa.
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