Le mamme: «La De Jacobis non doveva riaprire»

Ci sono molti timori per la sicurezza ma anche una certa rassegnazione «Non ci sono alternative e non possiamo certo tenere i nostri figli a casa»
TERAMO. «Questa scuola, con tutti i problemi che ha, non doveva riaprire, perché non è affatto sicura». È questa la lamentela della maggior parte dei genitori che ieri mattina hanno accompagnato i propri figli nella scuola elementare De Jacobis di Teramo che è risultata, dalle verifiche effettuate dal Comune, quella con il più basso indice di vulnerabilità sismica (0,08) di tutta la città. Un inizio dell’anno scolastico con la pioggia, ma che non ha spento gli animi accesi dei genitori che, allarmati e preoccupati, chiedono a gran voce sicurezza e una soluzione efficace che per molti significa la chiusura dell’edificio risalente agli anni ’60, inagibile nel piano inferiore e classificato C. E la chiedono da luglio, da quando sono stati resi noti gli indici di vulnerabilità sismica. Intanto l’anno scolastico è iniziato e a loro detta «nulla è cambiato, le scosse continuano, non c’è alternativa e non possiamo tenerci i figli a casa».
«Questa scuola non avrebbe dovuto riaprire e la preoccupazione maggiore è per i bambini che sono al piano di sopra», dice Federica Placa, mamma di un alunno. «La scuola è stata costruita negli anni Sessanta con le disposizioni legislative dell’epoca», dichiara Paola Petrella, presidente del comitato dei genitori, « e ci aspettavamo che avesse un indice di vulnerabilità basso. Ma chiediamo che lo stabile venga finalmente dotato almeno delle misure minime di sicurezza come la scala antincendio che manca, un’altra uscita di sicurezza, considerato che l’unica che c’è è quella dell’ingresso principale non è sufficiente nell’eventuale evacuazione del piano superiore, e di un dispositivo di allarme più incisivo e riconoscibile rispetto alla tradizionale campanella che venga individuato immediatamente dai nostri figli in caso di scossa». I genitori lamentato che la scuola è stata riaperta senza che sia stato effettuato nessun intervento. «L’edificio ha avuto anche delle infiltrazioni», aggiunge Liliana Manari, un’altra mamma, «non capisco come un mese fa era stato classificato C riguardo ai danni da sisma e oggi è diventato B. Le abitazioni C sono state evacuate, mentre le scuole C rimangono aperte e questa cosa non la capisco». «La scala antincendio doveva essere pronta per dicembre scorso e qui non c'è sicurezza», ribadisce un papà, Antonio Di Natale. Parte dei presenti, nonostante riconoscono che la scuola non è sicura non sono d'accordo per la chiusura che aggraverebbe la situazione. «E se la scuola chiude dove mandiamo i bambini?», dicono alcune mamme. E nonostante tutto le lezioni sono riprese normalmente. Nell’aria aleggiava la possibilità di una defezione di massa su proposta di alcuni genitori, ma alla fine in molti si sono tirati indietro e si è vissuto un tradizionale primo giorno di scuola.
«Qua tutti propongono, ma poi non se ne fa niente e bisognerebbe far restare i bambini a casa una settimana per protesta, altro che un giorno, ma alla fine entrano tutti», dicono Ambra Di Battista e Cristina Kovaci. Qualcuno ha preferito non portare avanti proteste plateali per «non nuocere ai bambini, ma questo non significa affatto che ci siamo arresi», hanno detto. Tra chi sostiene la chiusura della scuola e chi non la vede come la soluzione al problema tutti sono molto preoccupati e ritengono che non c’è un’alternativa a non portare i bambini in classe. «Ricominciamo, purtroppo, e non ho altra scelta, tanto tutte le scuole stanno messe allo stesso modo», dice rassegnata un’altra mamma, Valentina De Nardis . Altre le fanno da eco concludendo: «Dobbiamo far entrare per forza i nostri figli, non possiamo tenerli a casa, ma non siamo sicuri proprio per niente e ci auguriamo che non accada il peggio. Tanto per i nuovi poli scolastici ci sarà molto da aspettare».
Adele Di Feliciantonio
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