«Le mie aziende non dovevano fallire»

17 Settembre 2015

Ieri a “La Gabbia” su La 7 l’imprenditore Dino Terramani ha parlato della sua lotta contro le banche

TERAMO. «Le mie società non erano a debito delle banche, ma erano creditrici delle banche per circa un milione e mezzo di euro e in virtù di questo credito non sarebbero fallite». Dino Terramani, l’imprenditore titolare dell’azienda di abbigliamento Diesse e di altre società collegate che davano lavoro, fino agli anni 90, a circa duecento persone, ha ricostruito la sua vicenda davanti alle telecamere de “La Gabbia”, la trasmissione di La7 condotta da Gianluigi Paragone, che nella puntata di ieri si è occupata del suo caso. Cinque sentenze del tribunale civile, nei confronti di altrettanti istituti di credito, hanno dato ragione all’imprenditore teramano costretto al fallimento per pagare tassi di interesse illegittimi. «Ho lavorato con 5 banche», ha aggiunto, «e tutte mi hanno praticato interessi usurari, interessi anatocistici, commissioni di massimo scoperto, mi hanno fato fare mutui per ricoprire debiti inesistenti, mi hanno imposto di fare quello che dicevano loro». «Terramani», ha commentato Gennaro Baccile, presidente onorario di Sos Utenti, che ha seguito il caso anche come consulente tecnico nelle cause, «ha subìto tutte le illegittimità che un professionista può riscontrare in un rapporto bancario. Queste aziende vengono fatte sparire dal mercato in maniera illegittima, come se ci fosse un plotone di esecuzione dei banchieri». La troupe de “La Gabbia”, che è stata a Teramo tre giorni fa, ha provato anche a chiedere spiegazioni a una delle banche coinvolte ma senza successo. La direttrice di una filiale – ripresa con le telecamere nascoste – dopo qualche minuto di colloquio, in presenza dello stesso Terramani, ha mandato via il giornalista minacciando di chiamare i carabinieri. C’è stata anche una visita allo stabilimento che era della Diesse: ora c’è un imprenditore cinese che produce gli stessi capi d’abbigliamento a prezzi irrisori.(e.a.)

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