«Le ore trascorse a scuola sono una valvola di sfogo»

28 Febbraio 2016

TERAMO. Pubblichiamo l’intervista realizzata dalla docente Giuseppina Pimpini a un detenuto. E' stato il primo Natale trascorso in carcere? «Purtroppo no, sono in carcere da tre anni e mezzo, ormai...

TERAMO. Pubblichiamo l’intervista realizzata dalla docente Giuseppina Pimpini a un detenuto.

E' stato il primo Natale trascorso in carcere?

«Purtroppo no, sono in carcere da tre anni e mezzo, ormai dovrei essere abituato alla malinconia delle feste. In realtà sono momenti a cui non ci si abitua mai; ma quest'anno, nonostante tutto, c'è stata una novità che ci ha permesso di trascorrere qualche ora in armonia».

Parli della costruzione dell'albero?

«Certo e non solo. Voglio partire dall'inizio. Quest'anno è stata istituita la scuola superiore, ed io ho sfruttato subito questa occasione. Dopo un primo colloquio con le prof. E’ scattato in me il desiderio di frequentare la scuola. Era la prima volta che mi confrontavo con persone estranee al mondo carcerario. All'inizio mi sentivo un po’ a disagio, ma poi le prof, con il loro impegno e soprattutto con tanta pazienza mi hanno iniziato ad un'esperienza bella e significativa».

Perché hai deciso di iscriverti a scuola?

«Sicuramente per arricchire il mio bagaglio culturale, ma in quelle ore evado con la mente dal contesto in cui mi trovo, soprattutto, le ore nell'aula scolastica sono una valvola di sfogo ai diversi momenti di sconforto».

Non pensavi che potessimo realizzare una tale impresa?

«Ero un po' scettico, dato l'ambiente e soprattutto dato il nostro stato d'animo a ridosso delle feste. Siamo riusciti a trascorrere qualche ora in armonia, in cui la volontà di creare qualcosa di nostro per rendere migliore l'ambiente carcerario durante le feste, era costantemente accompagnata dal pensiero per la mia famiglia, mio figlio e mia moglie, di quanto sarebbe stato bello fare tutto questo con loro».

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