Le partigiane ricordano gli orrori della guerra

16 Ottobre 2018

Incontro con gli studenti e intitolazione di due piazze a una vittima delle truppe naziste

TERAMO . È stata una giornata di riflessione e di grande emozione quella che ha coinvolto ieri mattina gli alunni delle terze medie delle scuole di Villa Vomano, Colledara e Isola del Gran Sasso che hanno incontrato Virginia Macerelli, l’unica sopravvissuta all’eccidio di Pietransieri vicino Roccaraso, di Savina Reverberi, figlia della partigiana e medaglia al valore militare e alla memoria Gabriella Degli Esposti, torturata e fucilata a 32 anni dai tedeschi insieme al figlio che portava in grembo da sette mesi.
Testimonianze di due donne con un vissuto diverso, ma che hanno affrontato gli orrori della guerra. Memorie storiche che hanno permesso ai ragazzi di comprendere i valori di libertà, pace e dignità. Savina, con gli occhi lucidi e le parole, a tratti tremanti per la commozione a tratti decise e in alcuni momenti piene di dolcezza, ha parlato della mamma Gabriella «antifascista come mio padre che ha lottato per la libertà, per l’emancipazione, per un mondo più giusto». Una mamma che le è stata strappata quando aveva dodici anni. «Ero una piccola partigiana e la seguivo sempre. Lei sarebbe potuta scappare, ma non lo fece e non rivelò i nomi degli altri per proteggerli e l’ultima immagine che ho è di lei che si allontana con i suoi aguzzini e mi manda un bacio. Non potrò mai dimenticare quel momento. Nutrivo la speranza che sarebbe tornata, ma l’ha fatto in una bara. E non ho saputo più nulla del mio fratellino». Forte è stato anche il racconto di Virginia. A sette anni si è trovata nel bosco di Limmari dove i tedeschi sterminarono 128 abitanti di Pietransieri per il sospetto che sostenessero i partigiani. Solo lei riuscì a salvarsi protetta dal corpo della madre. «Ho visto morire tutta la mia famiglia e non so come mi sono salvata fingendomi morta per due volte», ha raccontato, «ero così piccola, sono rimasta sola con mia nonna. Quel giorno ha cambiato la mia vita, non lo dimenticherò mai: come quel soldato tedesco, biondo con gli occhi azzurri, che ci invitò a scappare altrimenti ci avrebbero uccise». Un incontro promosso dall’associazione “Il ponte e la Torre” preceduto dall’intitolazione di due piazze a Gabriella, a Nerito e Colledara, e con la partecipazione di sindaci dell’entroterra, di delegazioni da Castelfranco Emilia e Roccaraso, dalle dirigenti scolastiche Maria Letizia Fatigati e Giovanna Falconi e da un gruppo dell’Anpi emiliana.
Adele Di Feliciantonio
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