Le piccole industrie: «Superbonus legato al miglioramento sismico»

L’Api di Teramo sposa la proposta lanciata dal commissario Legnini e stronca il 110% com’è ora «Si rifà il trucco agli edifici sprecando miliardi e al prossimo terremoto saremo punto e a capo»
TERAMO. Non è passato inosservato, tra professionisti e imprenditori legati all’edilizia, il recente intervento del commissario alla ricostruzione post sisma 2016 Giovanni Legnini sulla necessità di una riforma del superbonus 110%, che così com’è rischia di diventare un colossale sperpero di denaro pubblico perché sganciato dagli interventi di miglioramento sismico degli edifici. Legnini, sul Centro di mercoledì, dichiarava: «Perché non viene reintrodotto l’obbligo del miglioramento sismico come requisito per accedere alle detrazioni del 110%? Lo Stato coprirebbe gli oneri dei lavori, ma a condizione che si arrivi a un grado di sicurezza elevata degli edifici».
Ad alimentare il dibattito su questo tema, che in un territorio ad alto rischio sismico come l’Abruzzo ha un’importanza enorme, è l’Api (associazione piccole e medie industrie) di Teramo, il cui presidente Alfonso Marcozzi (che è un ingegnere progettista, quindi conosce bene la materia) ha scritto una lettera aperta a Legnini che così recita: «Onorevole grazie, veramente grazie perché in maniera decisa è intervenuto su un tema che dovrebbe stare a cuore del legislatore e della collettività: la messa in sicurezza sismica del nostro patrimonio, soprattutto in queste nostre aree fortemente a rischio sismico. È stata una scelta veramente scellerata da parte del legislatore consentire di portare a casa qualunque importo (110%) indipendentemente dalla tipologia di interventi di messa in sicurezza sismica. Questo ha comportato il proliferare di qualunque tipologia di intervento che nulla ha a che vedere con un reale miglioramento della risposta sismica delle strutture. Stiamo tappezzando di cerotti gli edifici, stiamo rifacendo il trucco alle facciate, ma del reale miglioramento sismico delle strutture, in pochi, veramente pochi, se ne sono preoccupati. Il risultato: ci stiamo ingannando, stiamo ingannando l’utente finale, immense risorse messe in campo, oneri economici traslati alle prossime generazioni, rischio sismico ante e post inalterato».
La lettera di Alfonso Marcozzi continua: «Onorevole, come lei ha ben ricordato negli ultimi 12 anni la spesa sostenuta e da sostenere per la riparazione dei danni da sisma supera i 50 miliardi di euro, in media parliamo di 4,1 miliardi/anno, in linea con i numeri che da tempo sono noti a far data del sisma del Belice (1968) ad oggi. Onorevole, non permetta che in abbinamento ai danni di riparazione sisma vengano consentiti interventi con il 110% che non documentino un reale miglioramento sismico secondo norma, non permetta di utilizzare il 110% per l’efficientamento energetico se prima non si dimostra che l’edificio ha un buon livello di sicurezza sismica (60%). È veramente assurdo che il legislatore metta lacci e lacciuoli sulle asseverazioni, sui prezzari da prendere a riferimento, infischiandosene del risultato atteso in termini di sicurezza sismica: l’interesse è solo la carta. Tutto ciò», conclude polemicamente il presidente dell’Api di Teramo, «comporta che al prossimo terremoto, soprattutto nelle nostre aree, staremo punto a capo».
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