Le suore francescane dopo 70 anni lasciano la Piccola Casa

Sarà una congregazione italo-argentina a gestire la scuola Sabato pomeriggio la festa di commiato con il vescovo
TERAMO. Le suore missionarie francescane di Assisi lasciano la Piccola Casa Santa Maria Aprutina, dopo oltre 70 anni in cui hanno formato ed educato intere generazioni di piccoli teramani. La fondazione, infatti, è stata affidata al loro ordine dal lontano 1947. A prendere il posto delle francescane sono le Serve del Signore e della Vergine di Matarà, ramo femminile dell'istituto del Verbo Incarnato, una congregazione italo-argentina giunta già da qualche tempo in città. «C'è continuità nel passaggio», spiega Gino Mecca, attuale direttore della fondazione. «Sono stato chiamato a dirigere la scuola in questo trapasso tra un ordine religioso e l’altro. Le nuove suore sono arrivate già da mesi nella Piccola Casa, rimarrò ancora per qualche tempo, la mia non è una presenza definitiva: la Piccola Casa è destinata ad essere diretta dalle suore perché si tratta di un istituto religioso».
La città saluterà le suore francescane sabato pomeriggio alle 17 con un evento che si terrà nella sede di via Vinciguerra. Dopo la funzione religiosa, presieduta dal vescovo Michele Seccia, ci saranno i saluti dei rappresentanti delle istituzioni e le testimonianze dell'opera svolta dalle religiose al servizio dei fanciulli, portate da alcuni protagonisti degli ultimi decenni. Infine, prima del rinfresco finale, si esibirà il coro Nisea. L'invito a presenziare arriva direttamente dalla Piccola Casa: «Non manchiamo! Facciamo sentire il nostro affetto e la nostra riconoscenza alle suore cui la Piccola Casa deve tanto!». L’offerta formativa della fondazione comprende attualmente la scuola primaria e dell’infanzia, con un servizio di doposcuola e una sezione primavera per i bimbi da un anno e mezzo ai tre. «I principi che orientano la nostra azione educativa sono uguaglianza e accoglienza di tutti», si legge sul sito web della Piccola Casa. «La nostra scuola accoglie gli alunni senza distinzione di ceto sociale, razza e cultura, e li aiuta a costruirsi personalità forti e responsabili, capaci di scelte libere e giuste, e di partecipare in modo propositivo e responsabili alla vita civile ed ecclesiale».
Chiara Di Giovannantonio
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