Legge “anti-suicidi”, in 150 si rivolgono al tribunale

15 Febbraio 2017

Boom di richieste dei piccoli imprenditori e delle famiglie che non riescono più a pagare il mutuo di casa. Chiedono un piano di rateizzazione dei debiti

TERAMO. Le vite di chi non si arrende sono nei numeri: nel 2016 in 150 si sono appellati alla cosiddetta legge “salva-suicidi”, con una media di tre istanze al giorno. Piccoli imprenditori e commercianti, mogli e mariti rimasti con un solo stipendio e con le rate del mutuo di casa che improvvisamente diventano a rischio: il Paese che cambia inghiotte gente così, gente normale finita nei tribunali fallimentari perchè senza scelta. Perchè basta poco a seppellire la normalità. «Nella maggior parte dei casi padri di famiglia che cercano soprattutto di salvare le proprie case» dice Giovanni Cirillo da fine 2013 giudice delegato ai fallimenti al tribunale di Teramo. Ed è da questo osservatorio che la crisi continua a prendere forma nelle storie di uomini e donne spazzati via da un mercato che resta ancora molto difficile.

La legge numero 3 del 2012, diventata per la cronaca la legge “salva suicidi” o “cancella debiti” è stata pensata proprio per rispondere a situazioni di reale difficoltà e per risolvere quelle che nelle procedure diventano «situazioni di squilibrio tra obblighi assunti verso i creditori e l’incapacità del debitore di farvi fronte sulla base delle proprie reali disponibilità economiche e patrimoniali». Ovvero l’impossibilità di pagare. Perchè per molti, tanti, i debiti si sono accumulati a ritmo frenetico: le rate del mutuo, le tasse, la cartelle esattoriali diventate macigni. E proprio per fronteggiare situazioni difficili la normativa concede a privati cittadini di stipulare accordi con i creditori per il pagamento dei debiti con un piano di rateizzazione che deve essere redatto da un professionista, solitamente un commercialista, presentato in tribunale e accolto dal giudice delegato ai fallimenti. Con la possibilità che nel frattempo ogni esecuzione immobiliare, ovvero la vendita delle case all’asta, venga sospesa. «Il piano previsto dalla legge», precisa il giudice, «non si traduce in una cancellazione del debito. La legge prevede per i cittadini che non riescono a far fronte al pagamento dei debiti contratti, molto spesso a cominciare dai mutui per le case, di stipulare un piano di pagamento rateizzato verso i creditori ricorrendo al tribunale». Quello che la normativa ha voluto inserire è la possibilità per i privati di saldare i debiti sulla base delle proprie reali disponibilità.

Perchè i debiti devono essere pagati, ma nel frattempo bisogna continuare a sopravvivere. «La normativa che regola il sovraindebitamento rappresenta una soluzione concreta per molti soggetti che non sono più in grado di far fronte ai debiti contratti verso banche, finanziarie, fornitori privati, e pubbliche amministrazioni», spiega il giudice, «e con l’introduzione di tali disposizioni, l’Italia si è allineata agli altri Paesi europei. Ma è evidente che si tratta di procedure che non possono avere tempi illimitati. Secondo le ultime indicazioni dell’Unione Europea non dovrebbero superare i tre o quattro anni».

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