Leuzzi riapre l’Annunziata e visita le macerie di Faiano

24 Dicembre 2018

TERAMO. Con una mesa celebrata dal vescovo Lorenzo Leuzzi è stata riaperta ieri pomeriggio la storica chiesa dell’Annunziata in via Palma a Teramo, chiusa dopo il terremoto. Una chiesa alla quale i...

TERAMO. Con una mesa celebrata dal vescovo Lorenzo Leuzzi è stata riaperta ieri pomeriggio la storica chiesa dell’Annunziata in via Palma a Teramo, chiusa dopo il terremoto. Una chiesa alla quale i teramani sono molto legati soprattutto perché è da lì che parte la tradizionale processione della note del venerdì santo. «È una chiesa importante non solo per la città di Teramo, ma per tutta la diocesi», ha detto il vescovo durante l’omelia pronunciata davanti a un folto gruppo di fedeli che non hanno voluto mancare un appuntamento significativo non solo dal punto di vista religioso ma anche storico-culturale. Sabato scorso il vescovo ha presieduto ala riapertura di un’altra chiesa resa inagibile dal sisma, quella di San Michele Arcangelo a Colledonico, piccola frazione che ricade nei Comuni di Montorio e Tossicia. «Sono fortunato», ha detto il vescovo, «perché la Provvidenza mi da l’opportunità di riaprire tante chiese. La riapertura di una Chiesa vuol dire che non siete più sol». Il parroco don Antoine Ndiaye ha voluto ringraziare chi nell’emergenza «ha messo a disposizione il proprio fondaco e la propria casa come accadeva alle prime comunità cristiane. Abbiamo bisogno di questo luogo qui ma anche in altri centri. Collevecchio è ancora senza chiesa». Ma Leuzzi ha voluto rendere omaggio anche alla frazione di Faiano, dove nei giorni passati l’Esercito ha cominciato le demolizioni delle abitazioni. Colpito da tante macerie nel piccolo centro storico, il vescovo ha detto: «La chiesa è l’unica realtà rimasta in piedi. E allora c’è speranza per tutti. Il mio augurio è di non disperdersi, ci vuole tanta buona volontà perché c’è una certa lentezza burocratica. Ma la presenza di una chiesa aperta (unico edificio agibile in una zona rossa dove non abita più nessuno, ndr) è un segno di speranza». (red.te. e c.d.l.)