Liste di attesa, ferme 40mila prestazioni

Presentato alla Regione un piano da 800mila euro di sedute aggiuntive per recuperare gli arretrati di tre mesi di lockdown
TERAMO. Tre mesi di lockdown e le liste di attesa sono diventate quasi infinite.
Lo stop forzato all’attività ambulatoriale della Asl ha portato notevoli ripercussioni, come d’altronde era prevedibile. Adesso che i blocchi sono finiti, la Asl di Teramo si ritrova a dover smaltire una domanda che equivale a circa 40mila prestazioni.
I problemi organizzativi, a questo punto, sono molteplici. Da una parte il numero di visite o esami svolte in un determinato arco di tempo, rispetto a prima della pandemia, è diminuito. E questo per la necessità di rispettare il distanziamento sociale e adottare tutta una serie di norme igieniche anti-contagio. Basti pensare anche solo alle lunghe file che si creano per il pre triage fuori agli ospedali e ai distretti.
Nonostante questo, il Cup adesso sta richiamando i pazienti nella vecchia lista di attesa per reinserirli e prendere un nuovo appuntamento. Diverso il percorso dei pazienti seguiti direttamente dai reparti – ad esempio coloro che sono stati operati di tumore e devono essere sottoposti a controlli periodici – i cui appuntamenti vengono gestiti dai diversi settori. In questo caso ogni reparto si regola in maniera diversa. Tanto che molti pazienti, stufi di attendere di essere richiamati per prendere il nuovo appuntamento per una visita o un esame radiologico – devono essere fatti a scadenze precise – hanno adottato un escamotage: hanno chiamato il reparto e fissato una nuova data, ignorando la vecchia prenotazione.
In generale, comunque, la direzione sanitaria ha disposto che ad agosto non vengano sospese le attività che normalmente andavano “in ferie”, per cercare di recuperare il tempo perso. Ma non basterà. La Asl di Teramo ha recentemente presentato alla Regione un piano per recuperare l’arretrato con una serie di sedute aggiuntive. Il costo dell’operazione si aggira sugli 800mila euro e secondo le previsioni garantirebbe il recupero di più di 30mila prestazioni. Non tutto l’arretrato sarà da smaltire: diversi pazienti non vogliono riconfermare la prenotazione. E questo sia perchè hanno già provveduto in altro modo, ma anche perchè hanno difficoltà economiche. Il nuovo fenomeno è infatti questo: ora c’è chi non ha i soldi per pagare esami o visite non urgenti.
Diverso il discorso per gli screening, la cui attività è pure ripresa. Per quello del tumore al colon retto non ci sono problemi in quanto la provetta si consegna in farmacia. Quelli per la prevenzione del cancro al seno e al collo dell’utero sono ripartiti entrambi. Sono cambiate le modalità: la Asl non invia più la lettera di convocazione, ma chiama le pazienti una per una e fissa l’appuntamento e il luogo, visto che ora si devono rigorosamente rispettare i tempi e le norme di distanziamento.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

