Lite con l’acido, il pm conferma le accuse a Cerino e Di Francesco

31 Luglio 2020

Firmato l’avviso di conclusione delle indagini: i due imprenditori teramani che si azzuffarono per questioni di affari devono rispondere entrambi di lesioni personali aggravate dall’uso di armi 

TERAMO. I racconti dei due protagonisti della zuffa divergono, l’accusa formulata dagli inquirenti è sostanzialmente la stessa per entrambi: Carlo Cerino, costruttore teramano di 55 anni, e Aldo Di Francesco, immobiliarista ed ex editore televisivo, anche lui di Teramo, 59 anni, devono rispondere di lesioni personali aggravate dall’uso di un’arma impropria a seguito della colluttazione che ebbero nel gennaio 2019, senza testimoni, in un terreno di proprietà di Cerino a Piano d’Accio. L’unico elemento divergente è che le lesioni che Cerino avrebbe inflitto a Di Francesco con una sostanza acida e un punteruolo sono rubricate come “gravi”, a differenza di quelle che sarebbero state cagionate – con le stesse armi, secondo il pm – dall’ex patron di Teleponte a Cerino.
È quanto si legge nell’avviso di conclusione delle indagini che il pubblico ministero Silvia Scamurra ha firmato alcuni giorni fa, e che prelude a una scontata richiesta di rinvio a giudizio per i due imprenditori. L’impressione è che, se si arriverà a un processo, solo un’accurata consulenza tecnica supportata da riscontri scientifici potrà distinguere tra le responsabilità dei due contendenti. Le loro versioni rilasciate agli inquirenti sono totalmente contrastanti. Cerino sostiene di aver visto arrivare Di Francesco nella sua proprietà con una bottiglietta di acido e un punteruolo e di essersi difeso dall’aggressione del conoscente chiudendogli lo sportello dell’auto addosso, per cui l’acido sarebbe finito sul volto di Di Francesco procurandogli un’ustione alla regione oculare. Ne sarebbe seguita una colluttazione in cui Di Francesco avrebbe colpito Cerino con un punteruolo. L’ex editore di Teleponte, invece, sostiene di essere lui l’aggredito. Di fatto, i due si sono querelati a vicenda. A provocare la zuffa sarebbero state questioni di affari legate a un maneggio di proprietà di Cerino e gestito da familiari di Di Francesco.(d.v.)
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