«Lo arrestai: così iniziarono amicizia e intesa politica»

23 Maggio 2016

TERAMO. «Quella di Marco Pannella è una storia profetica». In tanti potrebbero dirlo, ma è quantomeno singolare che a pronunciare queste parole, ieri nella camera ardente, sia stato Ennio Di...

TERAMO. «Quella di Marco Pannella è una storia profetica». In tanti potrebbero dirlo, ma è quantomeno singolare che a pronunciare queste parole, ieri nella camera ardente, sia stato Ennio Di Francesco, il poliziotto che lo arrestò nel 1975 quando Panella fumò uno spinello in pubblico nella sede del Partito Radicale. Di Francesco, pescarese, allora capo della squadra narcotici della questura di Roma, fu avvisato, come altre autorità di polizia, dallo stesso Pannella con un telegramma. «Alle ore tot», racconta Di Francesco, ricordando a spanne il testo del telegramma, «cometterò un reato di droga: venite tutti altrimenti vi denuncio per omissione di atti di ufficio». La legge di allora, ricorda ancora l’ex funzionario di polizia, non distingueva fra in trafficante di droga e il semplice consumatore e, seppure a malincuore dovette arrestarlo. «Fui accolto da una raffica di pernacchie», racconta ancora, «ma non lo arrestai subito. Lo portammo in questura e solo dopo avere accertato che in quella sigaretta c’era della droga, scattò l’arresto». Da allora nacque un’amicizia poi diventata condivisione di militanza politica, cementata dalle comuni origini abruzzesi. (e.a.)