Lo sciopero all’Hatria prosegue fino a giovedì 26

21 Ottobre 2017

Quel giorno l’assemblea valuterà l’esito del tavolo al ministero. Intanto ci sono i primi licenziati, non solo giovani ma anche padri di famiglia sui 50 anni

TERAMO. In un clima pesantissimo, ieri, l’assemblea dei lavoratori dell’Hatria ha deciso di proseguire lo sciopero contro i 55 licenziamenti fino a giovedì prossimo, 26 ottobre, quando si riunirà di nuovo per valutare l’esito del tavolo previsto il 25 al ministero dello Sviluppo Economico.
In una nota dei sindacati (la Rsu e le segreterie provinciali di Filctem-Cgil e Femca-Cisl) si legge: «I lavoratori hanno espresso forte disagio per la drammatica situazione che si è creata con l’arrivo delle lettere di licenziamento, rilevando che la richiesta espressa di congelare i licenziamenti fino al 25 ottobre, data di convocazione del tavolo al ministero dello Sviluppo Economico, non è andata a buon fine. Nonostante tale circostanza, al fine di valorizzare e qualificare il tavolo istituzione del 25 ottobre, che ha visto l’interessamento del vice ministro, l’assemblea dei lavoratori assume la decisione di proseguire le iniziative di lotta articolate secondo le seguenti modalità: assemblea permanente presso il presidio in prossimità dello stabilimento nelle giornate di sabato 21 ottobre e domenica 22 ottobre; sciopero di 32 ore, distribuito in otto ore giornaliere su ogni turno di lavoro, da lunedì 23 ottobre a giovedì 26 ottobre, con blocco di ogni forma di lavoro supplementare».
Chi pensava che l’invio delle lettere di licenziamento – che è cominciato giovedì – potesse spaccare il fronte dei lavoratori, finora rimasto compatto, si sbagliava. «Anzi», fa notare Giampiero Dozzi della Cgil, che insieme a Serafino Masci della Cisl segue da mesi la vertenza, «la risposta si è radicalizzata». Il punto nodale è che, vista l’assenza di piani industriali e di prospettive certe sul futuro dell’azienda, si sentono in pericolo anche i 130 lavoratori non licenziati. La vertenza Hatria, insomma, non finisce qui. «Ma ora», fa notare Dozzi, «ci vuole una progettualità anche nello sviluppo della vertenza. Al ministero ci devono dire come si difende il settore della ceramica a livello nazionale».
Secondo indiscrezioni i criteri seguiti dai vertici Hatria per selezionare i licenziati sono anzianità di servizio, carichi familiari e qualifica. Insomma: dovrebbero saltare lavoratori assunti da poco, senza figli e senza mansioni elevate. In realtà, a giudicare dalle prime lettere, vanno a casa anche padri di famiglia di 50 anni. «La legge», spiega Dozzi, «prevede che l’azienda, dopo aver proceduto ai licenziamenti, fornisca ai sindacati un documento con i criteri seguiti. Ma, in caso di mancato accordo, i criteri devono essere necessariamente: esigenze tecnico-produttive, anzianità e carichi di famiglia. Abbiamo notevoli dubbi che Hatria abbia seguito le indicazioni di legge».
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