«Lo scippo della Camera di commercio»

I gruppi “Red” e “Per il Pd” contestano l’assegnazione all’Aquila della sede unificata dell’ente
TERAMO. Uno scippo, l’ennesima spoliazione ai danni della città di Teramo. Le componenti del Pd teramano che fanno capo all’area Red (sinistra) e ai dalfonsiani del gruppo “Per il Pd” si schierano in maniera netta contro la decisione di assegnare all’Aquila la sede della camera di commercio unificata Teramo-L’Aquila, in spregio alle direttive ministeriali che prevedono l’assegnazione della sede al capoluogo della provincia che ha il maggior numero di imprese. Uno scippo che – sostiene il Pd – si aggiunge ai tanti che, sempre a vantaggio del capoluogo di regione, hanno colpito Teramo negli ultimi anni, dalla perdita della sede della Banca d’Italia, agli uffici territoriali di Enel e Telecom, alla sede del Parco del Gran Sasso, per finire – ed è cronaca di questi giorni – alla questione delle strade prese in carico dall’Anas che ha riguardato solo marginalmente la rete viaria teramana. Il tutto, sostengono ancora i gruppi del Pd, «con spreco di cospicuo denaro pubblico che avrebbe potuto essere impiegato diversamente, per costruire la sede aquilana, a scapito di una sede teramana del tutto idonea a sostenere la fusione». Si tratta di «un ulteriore atto di prevaricazione, sostiene il Pd, che protesta «non per una questione di sciocco campanilismo, ma di una esigenza reale e oggettiva di riequilibrio dei territori abruzzesi non più rinviabile». La decisione di assegnare all’Aquila la sede della Camera di commercio unificata – definita «scellerata» – deve essere scongiurata. Per questo il Pd – nello specifico i gruppi Red e Per il Pd – chiedono di mettere in campo azioni immediate «chiamando a raccolta tutta la classe dirigente del Pd teramano, il deputato e l’assessore regionale eletti nel nostro collegio, i consiglieri regionali, il presidente della Provincia e i consiglieri eletti, nonchè tutte le altre forze politiche e sociali del teramano che vogliano condividere questa battaglia comune, per rivendicare politiche di riequilibrio dei territori che salvaguardino le legittime esigenze della provincia di Teramo e della sua popolazione e che riconoscano alla città capoluogo il ruolo che le compete nell’ambito della Regione e che per troppo tempo le è stato negato». Nei giiorni scorsi, con argomenti più o meno simili, aveva protestato anche Alfonso Marcozzi, presidente dell’Api (Associazione piccole e medie imprese). (red.te.)
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