Lo sfogo del capitano della Idra Q «Renzi si è dimenticato di noi»
De Simone e gli altri marittimi, ancora bloccati in Gambia, si sentono abbandonati dal governo «Nessuno si muove, noi siamo stanchi e arrabbiati e vogliamo tornare a casa: non ce la facciamo più»
TERAMO. Rabbia ed esasperazione. Questi sono i sentimenti dei tre cittadini italiani sequestrati in Gambia da circa tre mesi in una storia che sembra rasentare l’incredibile per una società civile. Un tribunale che emette una sentenza che lascia liberi l’equipaggio e la nave, e i militari, che invece di eseguire l’ordinanza dei giudici non la applicano, tenendo segregato all’interno della nave oceanica l’intero equipaggio, non riconsegnando i documenti di navigazione della barca né i passaporti ai marittimi. Sembra che questa decisione sia stata presa dal ministero della Pesca del Gambia che vorrebbe addirittura un nuovo processo.
«Siamo stanchi e arrabbiati» fa sapere dal Gambia il capitano della nave Sandro De Simone di Silvi, «vogliamo tornare a casa, non ce la facciamo più. Renzi e il governo italiano si sono dimenticati di noi! Siamo cittadini italiani, paghiamo le tasse, eppure nessuno si sta muovendo. Temiamo per la nostra sicurezza tra l’indifferenza di chi dovrebbe tutelarci». De Simone, dopo due settimane di carcere nella capitale Banjul in condizioni disumane, ha trascorso anche un mese in una sorta di arresti domiciliari in un albergo della capitale africana. Il comandante si rivolge al parlamentare abruzzese Gianni Melilla, il quale più volte ha sollecitato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni sulle condizioni che stanno vivendo i nostri connazionali e lancia un disperato appello: «Ci aiuti, chiami alle sue responsabilità anche il presidente del consiglio Matteo Renzi». Un appello che Melilla ha subito raccolto: «Ho chiamato il ministero per sapere come si stanno comportando per risolvere la vicenda. La risposta è stata che della situazione si sta occupando l’ambasciata italiana a Dakar, in Senegal, che cura gli interessi del nostro paese in Gambia. Bisogna salvaguardare le condizioni di tre nostri connazionali. Oggi tornerò a parlare con il ministero e se le risposte non saranno esaurienti presenterò un’interpellanza parlamentare. E’ ora che la diplomazia si faccia sentire su una questione che si trascina da circa tre mesi e vede tre italiani e le loro famiglie immerse tra mille pensieri e preoccupazioni. La tutela dei nostri connazionali non può passare in secondo piano».
All’interno della Idra Q., ormeggiata nel porto della capitale del Gambia Banjul e sorvegliata continuamente, ci sono, oltre al capitano Sandro De Simone, il direttore di macchina Massimo Liberati di San Benedetto del Tronto e il nostromo Vincenzino Mora di Martinsicuro. A bordo anche gli altri 23 membri di equipaggio tutti cittadini di nazioni africane, salvo un marittimo con passaporto rumeno. A bordo ora possono utilizzare i mezzi di comunicazione come il computer e il telefono satellitare, ma, a quanto sembra, non possono mettere piede a terra. La nave è controllata a vista da militari armati.
Sandro Di Stanislao
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