Lo spaccio di droga in carcere diretto dall’interno con i cellulari

2 Marzo 2024

Cocaina e hashish nei pacchi recapitati dai parenti o tramite ovuli ingeriti da detenuti in permesso Uno di loro si è sentito male prima di espellerli e da qui è scattata l’indagine della squadra mobile

TERAMO. Il malore di un detenuto ha dato il via all'indagine che, come anticipato ieri dal Centro, ha permesso di sgominare un giro di droga e telefoni cellulari all'interno di Castrogno. L'inchiesta, coordinata dal procuratore di Teramo Ettore Picardi e dal sostituto procuratore Enrica Medori, giovedì mattina ha portato ad eseguire otto misure cautelari in carcere: sei nei confronti di soggetti già reclusi (a Teramo, Pescara, Viterbo e Roma) e due verso persone, residenti nel capoluogo aprutino, che erano libere. Diverse le perquisizioni, i sequestri di stupefacenti e cellulari eseguiti nel corso dell'indagine scattata ad agosto e condotta dalla squadra mobile di Teramo, sezione antidroga, che ha potuto contare sulla collaborazione della polizia penitenziaria di Castrogno.
Ieri magistrati e dirigenti della questura hanno illustrato i dettagli dell'operazione, partita quando sei mesi fa un detenuto ha accusato un forte malore in cella dopo essere rientrato da un permesso premio. I dolori lancinanti hanno condotto l'uomo in ospedale e qui, tramite una Tac, i medici hanno scoperto la presenza di ovuli di droga nell'intestino. Il detenuto è stato operato d’urgenza e strappato alla morte. Gli ovuli che aveva ingerito contenevano 90 grammi di cocaina. L'episodio ha spinto la Procura teramana ad avviare un'inchiesta più ad ampio raggio su un fenomeno, quello dell'introduzione e dello spaccio di droga in carcere, che «è davvero molto diffuso e fa leva anche sull'utilizzo, da parte di detenuti, di apparati tecnologici avanzati che consentono di gestire e organizzare attività illecite anche dall'interno dell'istituto di pena», ha spiegato la pm Medori. I reati contestati agli indagati sono perciò sia lo spaccio di sostanze stupefacenti che l’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti. Le indagini, fatte di pedinamenti e appostamenti oltre che di intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno stretto il cerchio attorno a una famiglia straniera che, non solo dall'esterno ma anche dall'interno di Castrogno tramite uno dei componenti detenuto, aveva messo in piedi un sistema di spaccio in carcere con l'aiuto di alcuni complici. Il detenuto che avrebbe tenuto le redini dell'attività illecita si avvaleva di uno smartphone procuratogli dalla sorella e che, ben celato in più punti a uso comune dell'istituto penitenziario, veniva messo a disposizione anche di altri reclusi per comunicare con l'esterno e organizzare lo spaccio. La droga, cocaina e hashish, entrava perlopiù tramite ovuli ingeriti o nascosti in parti intime da chi godeva di permessi premio, oppure tramite pacchi recapitati dalle famiglie.
Durante le indagini i controlli della squadra mobile e della polizia penitenziaria hanno permesso di sequestrare oltre 320 grammi di droga in carcere, mentre nelle perquisizioni di giovedì (sia a carico degli arrestati che di altre sette persone) sono stati sequestrati altri 65 grammi di stupefacente fra hashish e cocaina, soldi e cellulari.
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