«Lo Stato finanzi la messa in sicurezza»

È una delle richieste avanzate nell’ordine del giorno approvato all’unanimità in consiglio. Oggi l’assemblea dei sindaci
TERAMO. Il finanziamento integrale, da parte dello Stato, degli interventi di messa in sicurezza del sistema Gran Sasso, l’immediato allontanamento delle sostanze pericolose dai laboratori dell’Infn, la pubblicazione on line di tutti gli atti riguardanti i lavori del tavolo istituzionale, la messa in campo di tutte le azioni necessarie a scongiurare la chiusura del traforo. Sono solo alcune delle richieste inserite nell’ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio provinciale quale sintesi del confronto che si era svolto nella seduta del 30 aprile su richiesta della minoranza.
Un ordine del giorno che questa mattina sarà sottoposto all’assemblea dei sindaci, allargata alla partecipazione dei rappresentanti regionali, dei parlamentari e delle associazioni, e nel quale la Provincia chiede anche che l’eventuale commissariamento venga valutato solo come ipotesi subordinata. Questo, come si legge nel documento, «anche per evitare la deresponsabilizzazione degli enti». Un no deciso, in ogni caso, viene espresso in relazione a qualsiasi ipotesi di «deroga alle norme poste a tutela della salute e dell’ambiente, a partire dall’articolo 94 del decreto legislativo 152/2006, visto che un’eventuale deroga potrebbe paradossalmente anche comportare la possibilità di autorizzare nuovi esperimenti rischiosi per l’acquifero». Nel documento vengono elencate tutte le criticità legate alla coesistenza, fra l’autostrada, i laboratori e le sorgenti captate dall’acquedotto: almeno sette incidenti «più o meno gravi»; un sito che è dentro il Parco, di interesse comunitario e zona di protezione speciale; lo stoccaggio nei laboratori, di «sostanze pericolose». Ma non solo. Perché vengono ricordati anche i lavori effettuati nel 2004 dopo la nomina di Balducci come commissario. Lavori che, «alla luce delle indagini della Procura di Teramo si sarebbero rivelati in parte insufficienti in parte inservibili». Una situazione a fronte della quale, secondo la Provincia, bisogna far tesoro degli errori del passato e risolvere le criticità una volta per tutte.
«Non dobbiamo fare demagogia e populismo; noi non diciamo no a tutto, chiediamo delle cose ben precise e vogliamo avere un ruolo», commenta il presidente Diego Di Bonaventura, «non possiamo rimandare decisioni che possono e devono essere prese ora». Tra le richieste inserite nel documento anche la partecipazione delle associazione ambientaliste ai tavoli istituzionali e la valutazione da parte del Ministero delle Infrastrutture del «comportamento dell’autostrada dei Parchi circa la chiusura del tunnel» per verificarne la coerenza «con la convenzione in essere». Proprio sulla paventata chiusura del traforo è intervenuto ieri anche il presidente provinciale di Arci Teramo Giorgio Giannella che ha denunciato come la grande assente, in questa vicenda, sia la politica, contestando l’ipotesi di un nuovo commissariamento. «Agli annali possiamo rimembrare che in straordinario regime commissariale presenziato da Balducci», scrive Giannella, «con una spesa straordinaria di 80 milioni di euro si riuscì a mettere in sicurezza solo 1,4 chilometri di galleria».
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