Lo zio del bimbo morto contesta il testimone

15 Luglio 2017

Caso Calabretta, secondo il legale della famiglia non ci sarebbero prove sull’uso del defibrillatore

TERAMO. «Quanto dichiarato dall'infermiere della Croce Rossa all'udienza del processo contro il dottor Darush è una affermazione gravissima e pericolosa». L’avvocato Giulio Calabretta, legale della famiglia e zio del piccolo Marco Calabretta, il bambino di 9 anni morto due anni fa su un campo di calcio a Pineto, continua a ribadire la sua versione dei fatti su quanto avvenuto e contesta la testimonianza resa dall’infermiere nella prima udienza del processo abbreviato che vede imputato il medico del 118 che portò il soccorsi la piccolo, Darush Bari, accusato di omicidio colposo. La questione principale attorno alla quale ruota il processo è l’utilizzo del defibrillatore sul cure del bambino, morto in seguito a una malformazione congenita che non gli era stata diagnosticata. Nell’udienza del processo l’infermiere ha riferito che il defibrillatore venne applicato subito, ma lo stesso apparecchio aveva segnalato che era impossibile procedere con la defibrillazione. Quando poi arrivò il medico, s una seconda ambulanza, alcuni minuti dopo per il bambino non ci sarebbe stato più niente da fare «L'infermiere è giunto sul posto dopo 4 minuti», afferma Calabretta, che contesta questa ricostruzione dei fatti, «e quindi stando alla perizia medico legale di Cappucci e D'Ovidio se fosse stato usato il defibrillatore entro i 5 minuti le probabilità salvifiche erano pari quasi al 100%. L’infermiere afferma dopo due anni di avere usato il defibrillatore, dopo che si è chiusa la Ctu (consulenza tecnica di ufficio, ndr) e dopo l'opposizione all'archiviazione. In questi due anni, dove è stato?» Secondo lo zio del bambino morto, l’infermiere «non è in grado di dimostrare l'uso del defibrillatore perché la scheda dell'ambulanza non dice nulla a tal proposito; non c'è traccia documentale alcuna di quello che sostiene e soprattutto le sue dichiarazioni contrastano palesemente con le dichiarazioni rese dal dott. Darush il giorno 25 settembre 2015 tutte trascritte e consegnate alla Procura della Repubblica». Calabretta sostiene anche che non ci sarebbe «prova in merito a quanto dichiarato dall’infermiere, a conferma anche del mancato rispetto delle più basilari linee guida che devono essere rispettate durante i pronto interventi». Inoltre, secondo il legale della famiglia del bambino, ci sarebbe la registrazione di una telefonata «con la quale si conferma che il defibrillatore non è stato usato. Qui c'è qualcuno che mente ed io fino a prova del contrario non ho motivo di dubitare di una consulenza d'ufficio redatta sul cuore di Marco». Il processo riprenderà il 23 novembre giorno in cui dovrebbe esserci la sentenza. (e.a.)
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