Loredana diventa suora «Volevo fare l’interprete»

La giovane neo Passionista che ha studiato lingue racconta la propria storia «Non è stato facile lasciare mia madre malata, ma il Signore mi voleva»
MONTORIO. Montorio in festa ieri per la professione perpetua di suor Loredana Scalise, 42 anni, originaria di Serrastretta, provincia di Catanzaro. Suor Loredana, che da un anno vive nel convento delle suore Passioniste di San Paolo della Croce della cittadina, dove aveva abitato anche in precedenza, ha detto definitivamente sì al Signore con grande commozione, così come commosse sono apparse le consorelle della provincia del “Sacro Cuore” che si sono strette a lei per il rinnovo definitivo dei voti davanti al vescovo di Teramo Michele Seccia, al parroco di Montorio Nicola Iobbi, al rettore del Santuario di San Gabriele padre Natale Panetta e ad altri sacerdoti in una gremita chiesa di san Rocco.
Suor Loredana di Gesù crocifisso e abbandonato è entrata in convento a 29 anni. «Prima ho avuto le mie passioni, il mio ragazzetto», racconta, «ho studiato lingue perché volevo fare l’interprete. Per me questo era un modo per aiutare gli altri. Ho sempre frequentato la chiesa, nonostante la mia famiglia non fosse molto religiosa. Studiavo lingue a Cosenza e dormivo dalle Ancelle francescane del Buon Pastore. Mi piaceva stare lì. Tant’è che qualcuna scherzava con me: “Perché non ti fai suora?”. Ma non era assolutamente nei miei pensieri».
Poi un giorno, mentre Loredana era in treno verso Cosenza, dove tornava per andare all’università, con la corona tra le mani prova una sensazione strana: «Ho sentito che l’amore di Dio mi avvolgeva. E’ stato più forte dell’abbraccio di una persona. In quel frangente mi sono sentita molto leggera. Il Signore forse mi voleva per sé ma io non capivo. Non è stato facile. Avevo tanti dubbi. E poi lasciare mia madre Adelina malata di cuore. E’ stato difficilissimo». Suor Loredana, che aveva rimandato la sua decisione a dopo la laurea, non capiva però in quale convento entrare. Una rivista dei Passionisti, di cui lei non aveva mai sentito parlare, la induce a scrivere una e-mail per chiedere informazioni. E così, attratta da quel cuore con la croce che i Passionisti portano sul petto, il 17 aprile del 2004 parte per San Gabriele per un incontro vocazionale di tre giorni.
«E’ stata un’emozione troppo forte e così tornai il mese dopo per 20 giorni. L’11 settembre del 2004 decisi che sarei entrata definitivamente in convento e il 19 ottobre cominciai il postulato a Ciampino. Ero felicissima. L’unica mia tristezza era di aver lasciato mia madre malata di cuore da sola. Un anno dopo cominciai il noviziato e il 29 settembre del 2007 feci la prima professione. Quella perpetua arriva solo oggi per via della malattia di mia madre che mi ha portata a stare lontano dal convento per un po’. Ma io avevo già deciso per sempre».
Catia Di Luigi
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