«Lotto zero, altri guai in arrivo»

Marcozzi: c’è il rischio di contenziosi con ditta ed espropriati
TERAMO. Sono iniziati i rilievi tecnici nel cantiere dello svincolo del Lotto Zero della Gammarana, dove con i metal detector si è setacciata l’area per scongiurare la presenza di ordigni bellici e posizionata la segnaletica di cantiere. Ma con la ripresa dei lavori del nuovo svincolo si ripropongono vecchie polemiche e nuove perplessità. A prendere posizione contro gli interventi, ripresi in mano dall’assessore all’urbanistica Mario Cozzi, è il presidente del comitato di quartiere, l’ingegnere Alfonso Marcozzi, che in relazione al cantiere riaperto improvvisamente parla di «totale assenza di trasparenza sulle modalità, sui tempi di ripresa dei lavori e sull’impiego dei fondi pubblici».
«Apprendiamo dell’ennesimo annuncio di inizio lavori che necessita di una proceduta amministrativa ben chiara. Sono curioso di capire», dice Marcozzi, «di quale inizio lavori stiamo parlando dal momento che sei mesi fa, a luglio, abbiamo assistito a interventi definiti di “inizio lavori” che hanno avuto il solo esito di massacrare i terreni che con dedizione dei proprietari erano stati faticosamente rimessi a posto in seguito ai danni causati sei anni fa dal blocco dei lavori. Dunque, più che inizio lavori, dovremmo parlare di sospensione, e se c’è stata una sospensione di chi è la colpa? Chi paga i danni?». Per Marcozzi, intanto, dei danni da risarcire sono ancora in sospeso dopo l’occupazione illegittima di sei anni fa. «C’è un responsabile o vanno a carico della collettività?», domanda il presidente del comitato. «Questi dati vanno resi pubblici anche perché non credo che l’impresa si faccia carico in maniera autonoma di danni che dovranno essere compensati».
Marcozzi ha ricordato che l’opera, dal costo di un milione e 800mila euro, era soggetta a un ribasso di gara del 50% e a causa degli errori nel calcolo degli espropri e nella riformulazione del quadro economico è stato utilizzato quel ribasso per risarcire i danni. «Dunque è ancora appetibile per l’azienda proseguire i lavori? Ho qualche dubbio dal momento che i costi negli ultimi sette anni sono aumentati», dice Marcozzi, che solleva anche un'altra grana. «Sfugge che il tracciato stradale occupa per circa 70 metri l’area al di sopra di una condotta fognaria che è tra le più importanti di Teramo. Il Ruzzo non ha mosso rilievi, ma se un giorno dovessero essere necessari interventi di riparazione della fognatura chi si farà carico di intervenire? Ignoriamo gli oneri di un eventuale spostamento della condotta».
Marcozzi svela infine che è ancora pendente un ricorso al Tar che poggia sugli stessi principi che all’epoca portarono a bloccare i lavori e ripropone la “sua” alternativa: ovvero la strada comunale adiacente alla Villeroy & Boch. «Andremmo a intervenire su terreni già in possesso del Comune, azzerando i costi degli espropri, senza consumare altro suolo e con costi dimezzati».(m.d.t.)
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