Luna park fermo, i giostrai «Indaghi la magistratura»

29 Giugno 2018

Oggi la denuncia dopo l’ordinanza di sgombero e i tentativi d’intesa col Comune D’Alberto: «La Sovrintendenza è irremovibile». In agitazione anche gli ambulanti

TERAMO. E’ la prima grana piovuta addosso al nuovo sindaco. I prodromi già si intravedevano la settimana scorsa, quando i titolari di quattro attrazioni del luna park allestito davanti al santuario della Madonna delle Grazie denunciarono a Il Centro che era stata notificata un’ordinanza di sgombero dal Comune, nonostante avessero ottenuto tutte le autorizzazioni.
Il tira e molla è andato avanti fino a ieri, quando si è svolto l’ennesimo incontro fra i giostrai e i dirigenti comunali, finito con un nulla di fatto. Rifiutata la proposta di far arretrare le due attrazioni più grandi in modo da eliminare i due motivi su cui si basa l’ordinanza di sgombero: l’occultamento della visuale del santuario e il pericolo che le vibrazioni delle giostre ne possano alterare la stabilità.
Fallito l’ultimo tentativo di mediazione, stamattina il legale dei titolari delle attrazioni, Fernando Rucci, depositerà una denuncia-querela alla procura della Repubblica. «Chiediamo l’accertamento di eventuali responsabilità penali. Peraltro se le condizioni di una chiesa sono tali da essere messe in pericolo dalle vibrazioni emessa da una giostra di medie dimensioni vogliamo capire come mai è aperta al culto», osserva il legale.
Alla base di tutto il groviglio burocratico c’è un atto della Sovrintendenza che ha bacchettato il Comune il quale ha concesso l’autorizzazione al luna park pur essendo il piazzale vincolato: era necessario un nulla osta preventivo della Sovrintendenza che non è stato chiesto. «Ma di un errore del Comune ora ne fanno le spese i titolari delle giostre, in termini di mancato incasso e di spese di gestione di strutture chiese», fa notare Rucci. Intanto ora il piazzale è pieno di camion: i giostrai stanno iniziando a smontare le attrazioni ma «seguendo con estrema precisione tutte le cautele e norme di sicurezza», precisa uno di loro, Luigi Valerio. Cioè molto lentamente, occupando la piazza fino al 2 luglio, nei fatti.
Intanto si apre un altro fronte: quello della ventina di attività commerciali ambulanti che vendono bibite e generi alimentari, che ancora non riescono ad avere l’autorizzazione dal Comune ad aprire. «Avremmo dovuto insediarci il 27, ma non ci danno l’autorizzazione», fa notare Tonino Di Sante, «domani (oggi per chi legge, ndr) torneremo in municipio per capire che succede. Rischiamo di fare la stessa fine delle giostre».
Il sindaco Gianguido D’Alberto sta seguendo la vicenda: «La Sovrintendenza ha posto la questione del vincolo, che secondo loro è insuperabile. Li ho contattati ma il diniego resta fermo. Si sta continuando a lavorare per trovare una soluzione. E' una questione anche umana e sociale. Il problema sulle strutture leggere però non mi risulta ci sia. Certo è che dovremo sottoscrivere con la Sovrintendenza un protocollo per far sì che non si ripetano situazioni del genere».
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