Lungo applauso per l’addio a Francesca

Folla ai funerali della 35enne professoressa e mamma di due bambine, morta di malattia due anni e mezzo dopo il marito
ROSETO. Se non ci fosse stata l’emergenza Covid la chiesa Santa Teresa di Calcutta di Voltarrosto sarebbe stata piena ieri per il funerale di Francesca Di Giovannantonio, la professoressa di matematica e mamma di due figlie scomparsa a 35 anni a causa di una grave malattia, a soli due anni e mezzo dalla morte del marito Antonio Evangelista, anche lui stroncato 35enne dallo stesso male. A dare l’ultimo saluto a Francesca, oltre ai genitori Sabatino e Patrizia, al fratello Matteo e alla suocera Annamaria, c’erano i suoi amici, gli amministratori locali tra i quali il sindaco Sabatino Di Girolamo, alcuni suoi colleghi professori come il sindaco di Atri Piergiorgio Ferretti e la dirigente scolastica del polo liceale “Illuminati” Daniela Magno, la scuola dove insegnava Francesca.
«È inaccettabile doverti salutare così», ha detto Magno leggendo un pensiero su Francesca, «ricordiamo tutti la tua passione per la matematica, per la fisica, e l’ostinazione di trasmetterla e farla capire ai tuoi studenti. “Sta arrivando la Di Giovannantonio”, bastava dire questo per tenere sedute e in silenzio anche le classi più turbolente. Ti ricordiamo camminare con passo sicuro lungo i corridoi vocianti. La prof di matematica giovane, alta e magra, quella seria. Non parliamo poi delle condizioni in cui trovavamo le classi dopo la restituzione del compito di matematica, veri e propri lacrimatoi. Eppure il commento era sempre lo stesso, “è severa ma è bravissima”. Francesca, tutti, colleghi e alunni, ti hanno riconosciuto onestà intellettuale e preparazione, ma anche grande umanità. Siamo stati fortunati ad averti avuta come collega e amica, anche se per troppo poco tempo».
Lino Faraone, professore di Roseto, andava spesso con lei in macchina ma non sapeva nulla della sua malattia. «Ho viaggiato con lei per due anni ma non mi sono mai accorto di nulla», testimonia Faraone, «aveva una forza incredibile ed era sempre sorridente». I suoi amici la chiamavano “la mia Donna”, come ha ricordato una cara amica. «Hai affrontato la vita con decisione e forza», hanno detto le sue amiche, «l’avessimo noi un pizzico del tuo coraggio. Oggi non vorremmo proprio essere qui. Se chiudiamo gli occhi ciò che ci viene in mente è il tuo volto, il tuo sorriso, i tuoi meravigliosi occhi verdi, la tua voce, quella che scherzava con Antonio chiamandolo ‘Bambolo’».
Un applauso scrosciante ha accompagnato l’uscita della bara dalla chiesa.
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