Luoghi culturali chiusi, allarme turismo

Gli esercenti: «I nostri ospiti non hanno potuto vedere praticamente nulla, li abbiamo dirottati a Campli e Civitella»
TERAMO. Una città viva ma chiusa. Si potrebbe sintetizzare così il periodo di Pasqua a Teramo dove non sono mancate le presenze in ristoranti e strutture ricettive, ma neppure le polemiche per l'esigua offerta culturale. Il bilancio in chiaroscuro di quello che è il primo banco di prova per il turismo della bella stagione lo fa chi opera sul campo accogliendo i visitatori e l'eco si riverbera, inevitabilmente, anche sui social. Qui all'indomani della Pasquetta si sono riversate osservazioni e lamentele, proposte e speranze di chi vorrebbe una città più attrattiva e meglio organizzata.
GLI OPERATORI DEL SETTORE
Raffaella De Iuliis gestisce un B&B a Sant'Atto, a pochi chilometri da Teramo, dove alcuni pugliesi hanno scelto di trascorrere il fine settimana di festa «ma purtroppo in città non hanno potuto visitare nessun luogo culturale: tutto chiuso. Ho provato imbarazzo. Noi operatori siamo lasciati soli nel fare promozione del territorio. Eppure, come nel caso dei miei ospiti, sui social e in tv avevano visto il nostro centro storico e i diversi siti culturali, a partire dal castello Della Monica. Ma, una volta qui, praticamente nulla è visitabile. Siamo costretti a dirottare i turisti altrove, verso Campli, Civitella, Castelli», commenta De Iuliis criticando anche l'assenza di un infopoint turistico e di piattaforme virtuali efficaci. A Teramo in questo momento sono visitabili solo l'Arca e la Pinacoteca; tutti gli altri siti sono chiusi per lavori. «Ben vengano questi interventi di riqualificazione, ma vanno create alternative culturali altrimenti per i prossimi due anni, il tempo dei cantieri, la città è destinata a morire», conclude l'imprenditrice. Sulla stessa lunghezza d'onda Claudia Scarpone, titolare di un lounge bar in corso San Giorgio: anche da lei, ha raccontato sui social, a Pasqua turisti curiosi in cerca di informazioni e luoghi da visitare, rimasti delusi. Identico rammarico per Marcello Schillaci, ristoratore di Porta Romana: «Ho avuto il ristorante pieno a Pasqua e Pasquetta perciò non mi lamento, ma mi dispiace che i turisti restino delusi dall'impossibilità di godere delle bellezze della città. La voglia di visitare Teramo c'è: ho già 200 prenotazioni da fuori provincia per le virtù, che inserisco in menù dal 25 aprile, ma dopo il pranzo resta solo una passeggiata per il corso, purtroppo».
LA PROPOSTA sui social
Non solo proteste, anche proposte. Una, molto dettagliata e di prospettiva, arriva da un liceale teramano: Francesco Di Giuliantonio, 16 anni, appassionato di storia e arte. Da settimane con l'aiuto di Renzo Miracoli, commerciante e promotore di diversi eventi in città, realizza video nei luoghi storici di Teramo narrandone fatti, aneddoti e leggende con il piglio del navigato divulgatore. I suoi contributi spopolano sul web e un suo post di alcuni giorni fa, circa la rivitalizzazione del centro, ha scatenato una marea di consensi. «Che cos'è Teramo? Adesso lo spiego io, perché a 16 anni sono già stufo. Teramo è la mia città, la città dove sono nato, città che conosco da sempre, essendo stato indirizzato dalla straordinaria sensibilità dei miei nonni», ha scritto Di Giuliantonio, «c'è bisogno di creare un itinerario di crescita costruttiva, visti gli ultimi incresciosi episodi di non-turismo. Innanzitutto, si riqualifichi l'area di sosta e l'autostazione di piazzale San Francesco, che è la priorità assoluta, poiché l'accesso a una città non è il McDonald's, ma è la storica Porta Melatina. Bisogna creare uno spazio informativo e divulgativo al di là di piazzale San Francesco e riqualificare l'ex ospedale neuropsichiatrico con la meravigliosa chiesa barocca che racchiude, che è una perla nascosta da far conoscere assolutamente». Da qui, il giovane divulgatore ha buttato giù un lungo e articolato itinerario storico-artistico nel cuore della città indicandone punti di interesse e siti sconosciuti ai più da riscoprire, concludendo: «A Teramo quello che manca è la valorizzazione. Noi non abbiamo bisogno di dati, di promesse e di selfie, ma abbiamo bisogno di valorizzazione culturale, conoscenza e disprezzo dell'ignoranza. Abbiamo veramente bisogno di coerenza, competenza, serietà e, soprattutto, conoscenza».
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