«Ma che pietra miliare, l’ho scolpita io»

L’Archeoclub segnala il reperto del I secolo d.C. ma spunta il proprietario: l’ha fatta per la Via crucis
GIULIANOVA. «Quella pietra l’ho scolpita io con la mola, non è di epoca romana ma di 10 anni fa, ridatemela altrimenti rischiate una denuncia». A parlare è Tonino Cerasi, realizzatore e proprietario della fantomatica pietra miliare di epoca romana che è stata scoperta dall’Archeoclub Giulianova, guidato da Marco Marà, in contrada Casale, una frazione di Case di Trento.
La pietra, in realtà, come spiega il proprietario, con su inciso il 5 a numeri romani, sta a indicare semplicemente la quinta stazione della Via crucis, realizzata in tutta via del Casale una decina di anni fa e che è presente in tutte le abitazioni della zona. «L’altro giorno», racconta Cerasi, «mio padre, affacciandosi ha visto due persone, un uomo e una donna, osservare la stazione. Hanno chiesto cosa rappresentasse e mio padre ha risposto che si trattava di una stazione della Via crucis. Quando ieri mattina ho letto il giornale, ho visto la mia pietra e sono sceso per vedere se fosse quella. Effettivamente era sparita».
I due archeologi improvvisati, evidentemente, hanno scambiato una pietra qualunque, trovata da Cerasi in campagna qualche anno fa, su cui ha fatto una incisione a mola, per un prezioso reperto. Tra l’altro, la pietra era affissa sì in strada, ma su terreno privato. «La rivorrei», dice tra il serio e il faceto il proprietario, «anche perché sono entrati in un territorio privato, altrimenti rischiano una denuncia». Quella che doveva essere una «interessante scoperta grazie alle ricognizioni effettuate all’interno del perimetro del territorio si Giulianova», come ha fatto sapere l’Archeoclub, si è rivelata un enorme abbaglio di appassionati forse troppo ansiosi di fare scoperte. Addirittura, il club ha già scomodato la Soprintendenza ai beni archeologici di Chieti pensando che fosse un reperto risalente al I secolo d.C. e avvertito l’amministrazione comunale della scoperta. (mt)
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